Ristoranti senza coppiette, il pesce in regalo agli amici
Empoli, decine di prenotazioni bruciate a causa della domenica diventata “arancione” .Lo sfogo di Di Benedetto dell’Osteria La Ghiotta: «Hanno fatto una scorrettezza»
EMPOLI. Decine di prenotazioni bruciate, il pesce da buttare, una filiera che si blocca. Basta fare un giro tra i ristoratori di Empoli e dei dintorni per capire quali possano essere state le conseguenze di un ritorno in “zona arancione”. Brucia ancora il fatto per cui le nuove limitazioni sono partite domenica scorsa, giorno di San Valentino.
«Hanno fatto una “bastardata” – chiosa Francesco Di Benedetto, titolare dell'osteria “La Ghiotta” di via Chiarugi a Empoli – il 14 febbraio c'erano state 35 persone che avevano prenotato a pranzo e, distanziandole, ne avrei potute accogliere la metà. Anche se mi fossero rimasti in tasca cento euro mi avrebbero fatto comodo. Dallo scorso marzo ho ricevuto 10.500 euro di rimborsi statali, tenendo conto delle spese di gestione di un'attività sono una miseria». L'imprenditore aveva già comprato tutto l'occorrente e si sta organizzando con la spesa ormai già fatta: «Un po' la mangiamo io e la mia famiglia – prosegue – almeno le cose che si possono conservare. Il pesce lo abbiamo in parte congelato, in parte regalato e un po' farà una brutta fine. Sentendo parlare di un possibile nuovo “lockdown”, la soluzione la vedo assai lontana. Spero che la sindaca riproponga misure come quelle del suolo pubblico concesso la scorsa estate, che comunque ci hanno aiutato».
«Più che arrabbiato nero», per non usare un altro termine maggiormente scurrile, è Fabrizio Bagni del ristorante “Sciabolino” di Casenuove. «Le merci erano giù pagate e scaricate – spiega – l'opinione pubblica deve capire che noi non facciamo la spesa al supermercato quando vogliamo. Per mantenere la qualità, ci rivolgiamo a fornitori di nicchia: ci sono situazioni che prevedono ordini un mese prima. Chi viene al ristorante non può trovare i prodotti del primo negozio che capita, dobbiamo accontentarlo. Sabato abbiamo lavorato bene e domenica c'era margine per avere decine di persone. Avevo riassunto il personale che stava rientrando a regime. Questo fa male non solo a noi ristoratori, che stiamo per diventare una tribù di disoccupati, ma anche ai fornitori: uno dei miei principali, a Montespertoli, sabato aveva quattro bancali di carne avicola ferma nelle celle frigorifere». C'è poi chi chiede più controlli: «Capisco il problema, i protocolli li ho sempre rispettati – commenta Leonardo Nencini di “Adriano” a Cerreto Guidi – solo che alla fine mi tocca chiudere come coloro i quali alle regole non si sono adeguati. Bisognava potenziare i controlli per tutelare chi lavorava bene e non fare di tutta l'erba un fascio. I più penalizzati a San Valentino sono stati chi fa menu fisso e si rifornisce dai grandi distributori. Con l'asporto domenicale e piccoli fornitori sono riuscito a sopperire in parte alla tardiva comunicazione del cambio di colore». —
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