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Il commosso saluto al “gigante” Sauro. L’intera vita dedicata all’impegno civile
Gremita la sala del Palazzo delle Esposizioni dove in tanti si sono avvicendati per raccontare gli insegnamenti lasciati da Cappelli
EMPOLI. È stato definito in vari passaggi «la Treccani di Empoli» dal presidente dell'Aned Alberto Michelucci, un «gigante per la cosa pubblica» dalla sindaca Brenda Barnini o più semplicemente, come ha detto il presidente della squadra di calcio Fabrizio Corsi, «un empolese». Un'ora e mezzo nel segno degli aneddoti e dell'insegnamento lasciati in 91 anni: questo è stata in sintesi la cerimonia civile di sabato 6 al Palazzo delle Esposizioni di addio a Sauro Cappelli, assessore per 21 anni sotto tre diversi sindaci tra gli anni Settanta e Ottanta, da sempre un riferimento per tutti, specialmente per le cerimonie di commemorazione di cui era considerato il "regista". Circa 80 persone hanno seguito la cerimonia in diretta su Facebook, mentre la sala per le misure anti Covid poteva ospitare fino a 200 persone. Erano presenti i gonfaloni e le rappresentanze dei Comuni dell'Empolese Valdelsa oltre al figlio Carlo, la nuora Debora e l'amata nipote Gemma.
In apertura, sulle note de "La vita è bella" di Nicola Piovani, sono sfilati cinque ragazzi che avevano fatto assieme a lui, presidente onorario dell'Aned, il “viaggio della memoria” nei campi di concentramento, poi il segretario del Pd di Empoli, Dino Cei, ha riposto sotto il feretro una bandiera del partito. Fabrizio Corsi ha lasciato sulla bara la maglia del centenario dell'Empoli Fc, salito per la prima volta in serie A negli anni in cui Cappelli, grande tifoso, fu assessore allo Sport. «Tutte le volte che lo vedevo in lontananza sentivo il bisogno di avvicinarmi – ha detto il presidente del club azzurro – perché volevo sentire cosa pensava: da certe persone sapevo di poter carpire insegnamenti particolari».
Sul feretro anche una sciarpa dell'Empoli: tra le corone anche quella della polizia municipale, che Cappelli seguì come assessore al Personale. Fiori sono arrivati anche dall'Austria: li ha mandati il municipio di Sankt Georgen an der Gusen, città gemellata con Empoli e perno delle attività legate alla memoria dati i sei chilometri che la separano da Mauthausen. «Il legame tra le nostre città – ha scritto il sindaco Erich Wahl in un ricordo letto durante la cerimonia – era per Cappelli un valore importante. Con il suo atteggiamento positivo, cordiale e ottimista, è stato un grande modello per noi, non vedevamo l'ora di incontrarlo. Manterremo il suo ricordo». Tanti gli aneddoti: «Era instancabile, l'esempio della vitalità – ha detto Alessio Mantellassi, presidente del consiglio comunale – ai "viaggi della memoria" salendo la "scala della morte" di Mauhausen arrivando in cima io avevo il fiatone, Sauro saliva l'ultimo gradino, si girava e ci diceva di sbrigarsi». «Lui e la città erano la stessa cosa – ha detto il senatore Dario Parrini – dopo una cerimonia del bombardamento del 26 dicembre lo accompagnai a casa e divenne una camminata tra le vicende più significate da lui raccontate: il ferimento di Gino Ragionieri, le gesta dei vari Pulidori, Fabiani, Susini e altri. Tutte persone che per lui furono esempi di impegno civile e coraggio».
A salutarlo, tra i vari,anche Don Guido Engels: «Non voleva benedizioni, sono qui come amico – ha detto il proposto della Collegiata – lo ringrazio per l'esempio grande che ha dato a me e a Monsignor Giovanni Cavini di una vita trascorsa secondo il suo ideale: con modestia e per il bene di tutti». —
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