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Dona 50 euro per salvare il grande plastico ferroviario
Paolo Bartali aveva rivolto un appello per coprire le spese di manutenzione Nella cassetta della posta ha trovato una banconota inviatagli da un lucchese
Una banconota da cinquanta euro in una busta. È la donazione di un benefattore della provincia di Lucca per il Plastico ferroviario San Filippo di Badia a Cerreto (Gambassi Terme) che ieri mattina Paolo Bartali, 61 anni, fondatore di quella che è l’opera permanente di questo tipo più grande della Toscana, ha trovato nella cassetta della posta. Ad accompagnare la banconota un biglietto: “Dalla Toscana, più precisamente dalla provincia di Lucca. Ciao, a presto. Anonimo per ora”. Da mesi ormai le visite al plastico, grande 80 metri quadrati e nel quale i treni viaggiano immersi in un “mondo” in miniatura, sono sospese a causa della pandemia da Covid. E Bartali, insieme agli altri realizzatori di quello che è nato come un gioco ma che poi si è trasformato in un’attrazione capace di portare in questa piccola località a cinque minuti da Certaldo ottomila persone solo nella scorsa stagione, ora si trovano in difficoltà. Le spese di manutenzione infatti, sono tante e riuscire a sostenerle senza le offerte dei visitatori è molto difficile. Per questo hanno lanciato su Facebook due raccolte fondi con le quali hanno raccolto finora circa mille euro. «Penso che questo donatore della provincia di Lucca sappia che siamo in difficoltà – spiega Bartali –, immagino abbia visto la nostra richiesta di aiuto sui social. Quando ho visto cosa c’era dentro la busta mi sono commosso perché significa che a qualcuno stiamo veramente a cuore e lo ringrazio per il sostegno».
Sono passati dieci anni da quando Bartali ha “posato la prima pietra” del plastico: un’idea nata, letteralmente per gioco. «Nel 2011 nacque mio figlio – racconta – e lo feci per lui. Poi hanno iniziato a collaborare con me diverse persone e il plastico è cresciuto fino a raggiungere le dimensioni attuali». Un’opera che era possibile ammirare tutti gli anni da ottobre a maggio mentre i mesi estivi erano dedicati alla realizzazione di nuove parti del plastico e alla manutenzione dei tanti pezzi che lo compongono: il tutto era possibile grazie ai fondi ricavati dalle offerte dei visitatori e dagli sponsor. «È un hobby carissimo da portare avanti – spiega – basti pensare che una locomotiva costa dai 300 ai 500 euro, un convoglio completo 1000 euro. E poi ci sono i costi di pulizia e manutenzione. Per entrare e visitare il plastico non c’è mai stato un biglietto da pagare ma chi veniva ha sempre lasciato un’offerta. I visitatori sono soprattutto modellisti e famiglie con bambini provenienti anche da altre regioni. Ora è difficile anche trovare gli sponsor. Come sta diventando difficile poter sostenere le spese di tasca nostra». E ieri la notizia della riapertura alle visite del plastico che, come pubblicato sulla pagina Facebook dedicata, sarà possibile dal 18 al 22 gennaio dalle 15.30 alle ore 19. «Aspetto qui la persona che ha fatto questo gesto - dice Bartali - per poterla ringraziare». –
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