Il presidio
Vince la causa contro l’Asl dopo 25 anni: risarcito per la mancata nomina
Lo ha deciso il Consiglio di Stato a favore di un ex dirigente
EMPOLI. Non è il record dei risarcimenti nell’importo riconosciuto a chi subì un danno. Concorre, però, per quello da assegnare ai tempi, in negativo, della giustizia. Una causa conclusa a 25 anni dal provvedimento ritenuto illegittimo e a 15 dall’azione legale. Ora il Consiglio di Stato “celebra” un quarto di secolo del contenzioso amministrativo assegnando a un ex dirigente Asl 106 mila euro che con sedici anni di interessi diventeranno 130mila per essere stato ignorato al momento di scegliere un responsabile dirigenziale di un servizio aziendale.
Loris Moroni, 72 anni, dirigente in pensione Asl, già candidato per Rifondazione Comunista alle amministrative e responsabile Anpi di Vicopisano, ha vinto la sua battaglia contro l’Azienda Usl Toscana Nord Ovest (ex Asl 5).
Al dottor Moroni, laureato in Sociologia all’università di Trento, nel 1995 l’Asl preferì Giuseppe Cecchi, diplomato, come coordinatore dei servizi sociali. Assistito nelle ultime cause dall’avvocato Gianluca Baldi, il dottor Moroni, all’epoca dei fatti dirigente Asl a Empoli, aveva impugnato davanti al Tar la delibera di affidamento dell'incarico e nel 2004 lo aveva vinto. Nel 2005 aveva chiesto i danni e, nelle more dell’esecutività di una sentenza diventata la pallina da flipper nei Tribunali sulla competenza per materia, solo nel 2014 ottenne un riconoscimento del danno. Una somma di 166 mila euro calcolata sulla perdita di chance. E anche sul mancato guadagno tra quanto avrebbe percepito se nominato per quel ruolo e quanto ricevuto negli anni da dirigente ordinario. Un importo pari all’ammontare delle differenze fra il trattamento retributivo da lui percepito quale dipendente della Asl 11 di Empoli nel periodo dal primo gennaio 1995 al 31 dicembre 2006 e quello, più elevato, percepito dal titolare dell'incarico di Coordinatore dei servizi sociali della Asl 5. Il primo conto presentato era di 671 mila euro. Prima il Tar e adesso il Consiglio di Stato lo hanno ridimensionato nei numeri, ma non nella sostanza della piena legittimità del dottor Moroni a ricoprire quel ruolo. Un incarico sfumato che ha tolto alla carriera professionale del dirigente una fetta importante non solo di reddito, ma anche di opportunità nell’ambito aziendale. Quello che in gergo si chiama perdita di chance.
Si legge nella sentenza: «È conforme al senso comune affermare che fra un soggetto come il ricorrente appellante principale (Moroni, ndr), munito di laurea specifica e di qualifica dirigenziale, e il soggetto effettivamente nominato, un semplice diplomato non dirigente, andava preferito il primo, a meno di particolari situazioni che non risultano e che comunque si sarebbero dovute esporre in una puntuale motivazione».
Un quarto di secolo dopo la delibera illegittima, insomma, lo Stato riconosce che Moroni subì un torto professionale.
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