Il Tirreno

Empoli

Omicidio delle valigie, spunta un'altra donna

Paolo Nencioni
Shpetim e Teuta Pasho, i coniugi uccisi e fatti a pezzi
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Shpetim e Teuta Pasho, i coniugi uccisi e fatti a pezzi

Uno dei testimoni ha parlato di "ragazze" che uscivano dall'appartamento di via Fontana. Il magistrato andrà presto in Svizzera a interrogare l'ex fidanzato di Elona Kalesha, arrestata il 22 dicembre

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FIRENZE. C’è un plurale che potrebbe cambiare la ricostruzione del duplice omicidio di Shpetim e Teuta Pasho, i coniugi albanesi fatti a pezzi nel novembre 2015 e messi in quattro valigie ritrovate tra il 10 e il 16 dicembre di quest’anno in un campo accanto al carcere fiorentino di Sollicciano. Uno dei tre condòmini che raccontano di aver visto uscire una giovane donna con un paio di trolley dall’appartamento di via Felice Fontana il 6 novembre 2015 parla di “ragazze”. Non una sola donna, dunque, ma almeno due.

Quella donna, per i carabinieri e per la sostituta procuratrice Ornella Galeotti, è Elona Kalesha, arrestata il 22 dicembre e all’epoca fidanzata di Taulant Pasho, figlio della coppia uccisa. Ma se davvero Elona ha avuto un ruolo nel duplice omicidio, un’altra donna potrebbe averla aiutata a portare fuori le valigie. Del resto nessuno crede che l’ex fidanzata possa aver fatto tutto da sola, anche ammettendo che Shpetim Pasho sia stato ucciso nel sonno con una coltellata alla gola. La moglie porta i segni di un feroce pestaggio. Per questo il pm Galeotti volerà presto in Svizzera per interrogare Taulant Pasho nel carcere del cantone di Aarau, dove è detenuto per furto con scasso. Questo non significa che il figlio della coppia uccisa sia indagato, ma potrebbe conoscere elementi utili alla ricostruzione della vicenda.

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La vera svolta nelle indagini ci sarà quando dai laboratori del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Roma arriveranno i risultati (che ancora non ci sono) degli accertamenti compiuti nell’appartamento di via Fontana, dove si ritiene sia stato commesso il duplice omicidio, e in quello di via del Pantano, dove hanno abitato Taulant ed Elona. Tracce interessanti sarebbero state trovate solo in via Fontana. Ma è dall’esame delle valigie, e del materiale usato per comporre i resti, che dipende il destino giudiziario di Elona Kalesha. Se saltassero fuori le sue impronte digitali, la donna potrebbe convincersi a raccontare quello che sa.

Intanto i suoi avvocati Federico Febbo e Antonio D’Orzi hanno depositato ieri, 28 dicembre, un ricorso al Tribunale del riesame per l’annullamento dell’arresto e sempre ieri hanno avuto un colloquio con la loro assistita nel carcere di Sollicciano. La rivedranno quando la Procura depositerà gli atti in vista dell’udienza davanti al Riesame. La descrivono come battagliera e molto determinata. Già alla vigilia di Natale voleva dire la sua nell’udienza di convalida davanti al gip Pezzuti, ma è stata convinta ad attendere. Anche perché secondo i difensori è ancora tutto da provare che la donna (o una delle “ragazze”) vista uscire il 6 novembre 2015 dall’appartamento di via Fontana fosse proprio lei (la Procura parte dall’assunto che solo lei aveva le chiavi). In secondo luogo, se era proprio lei, questo non significa automaticamente che sia stata lei a commettere il duplice omicidio.

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