Il presidio
Lo sconcerto di due dipendenti «Non sappiamo come fare»
EMPOLI
I più increduli per la decisione della Lara Srl di cessare l'attività sono i lavoratori, che a partire da settembre dovevano tornate a lavoro. «È stata una doccia gelata che nessuno si aspettava – raccontano due dipendenti, Lina Burgassi e Stefania Graziosi – nei mesi scorsi, dopo il lockdown, alcuni di noi erano rientrati a lavoro, seppure a ranghi ridotti. Dall'azienda ci era arrivata la rassicurazione che da questo mese saremmo rientrati tutti. Poi, una settimana fa, ci è arrivata la lettera di licenziamento per cessazione dell'attività».
La giustificazione che è stata data è suonata ancora di più come una beffa. «Ci è stato detto che la decisione era stata presa nel nostro interesse, perché la cassa integrazione era in ritardo mentre i soldi della Naspi sarebbero arrivati subito. Ma è assurdo pensare che si possa ovviare ad un ritardo con il licenziamento: un conto è cassintegrate in attesa di compenso, un conto è disoccupate. Viviamo situazioni familiari difficili e non sappiamo adesso come fare. Ci siamo sentite usate in un momento come questo».
La vicenda ha lasciato anche i funzionari sindacali nell'impossibilità di intervenire. «Non ci è stata data l'opportunità di trovare delle soluzioni – spiega Giuseppe Dentato della Filctem Cgil – perché la chiusura è arrivata senza che prima ci fosse stata un'interlocuzione. L'azienda non è stata disponibile a trovare delle alternative alla cessazione, seppure delle alternative ci fossero».
Il settore in questa fase sta vivendo una crisi senza precedenti. Delle 1.300 richieste di ammortizzatori seguite dalla Cgil sul territorio, ben 600 arrivano da aziende del comparto moda per un totale di oltre 4mila lavoratori coinvolti. «I lavoratori stanno vivendo una vera emergenza – dichiara Sergio Luschi della Filctem Cgil – da una parte ci sono problematiche nel pagamento degli ammortizzatori sociali legati all'Fsba, il fondo per l'artigianato: solo in pochi casi sono arrivati gli assegni di maggio e i restanti quattro mesi ancora non ci sono. Dall'altra c'è lo spettro della perdita del lavoro, se non si troverà una soluzione condivisa tra tutti gli attori in campo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
