Il Comune di Certaldo aspetta un risarcimento di 700mila euro per i lavori di restauro
Il contenzioso riguarda le opere per la ristrutturazione e l'abbattimento delle barriere architettoniche rimaste incomplete a causa del progetto strutturale che non era stato trasmesso al Genio civile
CERTALDO. Palazzo Pretorio, simbolo di Certaldo, oggetto di spese ingenti e una richiesta di risarcimento per lavori mal eseguiti pari a 700mila euro. In attesa che la giustizia possa fare il suo corso intanto il comune di Certaldo ha variato i prezzi per il sistema museale, con un aumento di 1 euro, con la consapevolezza che Palazzo Pretorio dal 2015 non è visitabile interamente e registrando quindi ulteriori perdite, di fronte a numeri, in termini di ingressi che sono andati in crescendo. La vicenda di Palazzo Pretorio interessa ormai 3 mandati, quello del precedente sindaco Andrea Campinoti, dove l’attuale primo cittadino Giacomo Cucini era assessore e si trascina fino ad oggi. Nel 2020, dopo che sono stati spesi a partire dal 2012 oltre 1,5 milioni di euro (875mila euro di fondi regionali e 625mila euro di risorse comunali) per lavori di ristrutturazione divisi in 3 lotti, potrebbe arrivare la parola fine alla richiesta di risarcimento danni mossa dal comune di Certaldo nei confronti dei familiari dell’ingegner Gennaro Tampone, deceduto anni fa, responsabile del progetto. L’eventuale accordo fra le parti, comune di Certaldo e familiari, in verità sarebbe dovuto già arrivare, ma l’emergenza coronavirus ha frenato i tempi della giustizia. Perché oggi Palazzo Pretorio non è visitabile interamente e dal 2015 il comune ha preso provvedimenti cautelativi , in attesa di un parere, che poi è arrivato, dal Genio Civile, in merito ad alcune opere ristrutturate e realizzate nel simbolo del potere vicariale di Certaldo alto.
Provvedimenti presi perché il progetto di ristrutturazione non era stato trasmesso al Genio Civile e come poi accertato, mal eseguite. Una chiusura cautelativa nel 2015 che ha avuto sin da subito ripercussioni nelle casse comunali, dovendo applicare una tariffa ridotta per accedere ai musei. Nel 2015 si erano registrati 30mila ingressi, fino a superare i 40mila nel 2019. L’offerta formativa del comune infatti permette di accedere ai musei comunali formati da Palazzo Pretorio e Casa Boccaccio al costo di 4 euro, ridotto 3. A questi si aggiunge il museo di arte sacra, gestito dalla Cooperativa Girasole con 6 euro di intero e ridotto 4. Inoltre in entrambe le formule con 1 euro in più a disposizione il museo del chiodo. Prezzi che sono stati in vigore fino al 3 giugno 2015.
Oggi, invece i prezzi, di fronte a spazi invariati, ma che saranno allestiti con un progetto tale da restituire a Palazzo Pretorio la sua funzione originale, sono aumentati di 1 euro. Con 5 euro si può accedere così a Palazzo Pretorio, Casa Boccaccio e Museo di Arte Sacra. Si posiziona a 4 euro il costo per vedere Palazzo Pretorio e Casa Boccaccio. Resta fuori da questo schema il museo del chiodo, difficilmente visitabile per i limitati spazi e la sanificazione. Minori introiti nelle casse comunali e spese che però sono aumentate: fra il 2015 e il 2017 si sono registrate uscite che superano i 51mila euro. Si tratta di prove e di saggi ai solai delle stanze chiuse, oggetto di analisi, oltre ad interventi straordinari come quello di maggio 2016 per il consolidamento di stemmi e intonaci antichi. Il progetto di fattibilità economica, certificato dall’amministrazione comunale, prevede un costo di 250mila euro, come annunciato in un documento del luglio 2019. Migliaia di euro, fiumi di denaro che attendono di sapere se e quando arriveranno e sui quali è a lavoro lo studio legale Lessona di Firenze.
L’amministrazione comunale in questa spinosa ed annosa vicenda è rappresentata dal vicesindaco, Francesco Dei, che anche in commissione garanzia e controllo, ha preferito mantenere una linea prudenziale. La posta in gioco è alta, sbilanciarsi in affermazioni potrebbe costare caro. Più di un dubbio lascia un passaggio di una determinazione del giugno 2015 del comune di Certaldo. L’amministrazione comunale con posta certificata il 16 febbraio 2015 aveva chiesto all’ingegner Tampone “di consegnare gli originali dei progetti depositati al Genio Civile comprese le verifiche previste per legge”. La risposta data dal professionista, citando la legge 5 del novembre 1971, indica che “i fascicoli relativi ai calcoli per tutte le opere previste nei progetti per il palazzo e la chiesa sono stati volta a volta depositati presso l’ufficio tecnico dell’amministrazione comunale, diretta dall’ingegner Giuseppe Spannocchi, che svolgeva anche le funzioni di responsabile unico del procedimento”. Ingegner Spannocchi che adesso non lavora più per il comune di Certaldo. Il comune con l’ingegnere Roberta Faraoni ha approfondito quanto comunicato da Tampone, spiegando che la risposta “sembrerebbe riferirsi ad una normativa che non tiene conto delle disposizioni successivamente intervenute in materia che prevedono il deposito dei progetti strutturali all’ufficio del Genio Civile competente”. Un vero e proprio botta e risposta che in questo momento sta tenendo con il fiato sul collo l’amministrazione comunale di Certaldo che proprio recentemente ha riaperto Palazzo Pretorio. —
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