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Vinci non chiude all’università «Però basta con i contributi»
Il sindaco Torchia preferisce non replicare al direttore dell’Irsoo ma chiarisce: «Siamo disponibili a concedere i locali e a sostenerne le spese di gestione»
viNci
L'Unione dei Comuni sembra non voler sbarrare a tutti i costi il futuro nell'Empolese Valdelsa delle sedi distaccate dell'Università degli Studi di Firenze. Più che un veto, l'articolato e a tratti criptico comunicato dei sindaci dello scorso venerdì avrebbe avuto un significato diverso rispetto agli effetti sortiti dalle successive reazioni.
Su questa linea di pensiero si pone Giuseppe Torchia, sindaco di Vinci, città dove ha sede il corso di laurea triennale in ottica e optometria, fiore all'occhiello del territorio e preso a simbolo di tutta la vicenda, visto il suo diretto collegamento con l'attività di laboratorio all'interno dell'Irsoo. Chiamato in causa da un intervento pubblico del direttore dello storico istituto di piazza della Libertà, Alessandro Fossetti, il primo cittadino ha detto di «non voler commentare le sue dichiarazioni a mezzo stampa», ma al contempo ci tiene invece a fare delle precisazioni dopo le frasi che il rettore fiorentino Luigi Dei ha rilasciato a Il Tirreno. «Bisogna intanto fare un distinguo – esordisce Torchia – Irsoo e Università sono due cose diverse e separate. L'attività dell'ateneo, in questi anni, è stata accolta in locali messi a disposizione dell'amministrazione comunale. È stato il Comune a sostenere economicamente tutte le spese di gestione. Non è una cosa da poco un contributo del genere».
Va infatti evidenziato che i 263mila euro erogati finora dall'Unione all'ateneo, che dovevano diventare 90mila secondo le parole di Luigi Dei e poi infine azzerarsi, non conteggiano all'interno la locazione gratuita degli spazi utilizzati e il pagamento delle utenze. «Parlo sia da sindaco di Vinci che da membro della giunta dell'Unione: se l'università vuole restare sul territorio e fare i corsi nella mia città – prosegue Torchia – il Comune è disponibile a mantenerli nelle loro sedi e a sostenere i costi di gestione. Lo stesso ritengo possa valere per Empoli. Quello che non si capisce è perché noi Comuni dovremmo erogare ulteriori risorse all'università per l'organizzazione dei corsi stessi. È un obolo che non è sensato alla luce della situazione attuale. Gli studenti pagano le rette, l'università ha risorse proprie».
Il rettore Dei aveva avanzato la proposta di riportare a Firenze il terzo anno di tecnologie chimiche, mentre è molto facile che anche i corsi di pianificazione territoriale, facenti parte della facoltà di architettura, possano migrare da Empoli. In questi giorni andranno avanti le trattative per gli ottici di Vinci, il cui corso ha sempre ottenuto ottime performance in termini di placement sul mercato del lavoro, tenendo conto anche di questa apertura - a parte il discorso sul contributo economico - del sindaco Giuseppe Torchia. —
D.D.
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