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Operatori sanitari protagonisti del primo maggio
Sarà una festa "virtuale" quella che ha in mente la Cgil Empolese Valdelsa che quest'anno, causa coronavirus, dovrà rinunciare alle sei manifestazioni di piazza organizzate sul territorio del circondario
EMPOLI. Sarà un primo maggio "virtuale" quello che ha in mente la Cgil Empolese Valdelsa che quest'anno, causa coronavirus, dovrà rinunciare alle sei manifestazioni di piazza organizzate sul territorio del circondario.
Il sindacato, però, rispetto a un 25 Aprile in cui c'è chi ha cantato “Bella Ciao” dai balconi o ha contribuito con contenuti artistici in rete, ha però in mente qualcosa di molto più sobrio. «Non potendo fare festa assieme ai lavoratori – spiega il segretario della Cgil Empolese Valdelsa, Paolo Aglietti – faremo in modo di dare loro voce piuttosto che a bande e concerti. Pensiamo a chi nella nostre Rsa lavora per 1100 euro al mese, con grandi rischi e sacrifici. A gennaio eravamo al lavoro per una festa più grande, pensavamo a band da far suonare ad Avane e a rafforzare il pranzo sociale. Ci terremo tutto per il prossimo anno in cui si celebrano i 120 anni della Camera del Lavoro di Empoli».
Al posto dei cortei e dei relativi comizi di Empoli, Fucecchio, Montaione, Gambassi Terme, Castelfiorentino e Certaldo, ci saranno quindi dei video: «Ne registreremo alcuni in cui parleranno delegati di aziende aperte e nostri sindacalisti – prosegue Aglietti – da pubblicare sui nostri social e su una trasmissione autogestita che andrà in onda su Antenna 50. Questo primo maggio faremo luce su temi legati a chi quel giorno lavorerà negli ospedali e nelle Rsa. Difficile pensare a qualcosa di più in una zona come questa dove il primo maggio è sentito e vissuto. Affrontiamo questo periodo molto male a livello soggettivo e politico: abbiamo siglato oltre duemila accordi di integrazione salariale senza aver mai visto in faccia i lavoratori. Questo ci crea difficoltà e imbarazzo».
Infine pensiero alla cosiddetta "Fase 2": «Sfrutteremo questa settimana per chiudere più accordi individuali possibili con le aziende per la sicurezza – conclude – i patti nazionali spesso sono buoni ma il difficile sta nella messa in pratica, soprattutto nelle piccole e medie imprese locali. Abbiamo poi paura di un utilizzo massiccio dei voucher e il rientro dalla cassa integrazione sarà parziale: molte aziende, infatti, non hanno ordini per ripartire». —
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