Il presidio
«Sono 70 i circoli a rischio» Grido d’allarme dell’Arci
La presidente Salvadori: «Siamo un riferimento, ora c’è bisogno di un sostegno»
Marco Pagli / EMPOLI
Quello dei circoli Arci è un tessuto fondamentale nel circondario. Un tessuto - fatto di socialità, attività ricreative, chiacchiere intorno ad un caffè - che l'emergenza sanitaria sta mettendo a dura prova e che è a forte rischio se non verranno messi in campo interventi mirati di sostegno.
Settanta case del popolo per un totale che supera gli 11mila soci in un'area che conta 170mila abitanti. Settanta nodi di una tela imprescindibile per questo territorio, che senza un aiuto rischia di sfilacciarsi. «Per adesso in quanto associazioni siamo stati tagliati fuori da ogni sostegno economico da parte del governo – attacca Chiara Salvadori, presidente del comitato Arci Empolese Valdelsa – ma i nostri circoli stanno continuando a pagare bollette e spese varie. L'attività sociale, che è la nostra ragione d'essere, sarà impossibile per tanto tempo ancora e anche l'autofinanziamento attraverso le attività di somministrazione non potrà essere più la stessa per mesi. Abbiamo dimostrato di essere un punto di riferimento per le nostre comunità anche in questa fase, ma c'è bisogno di un sostegno in più».
Il primo scoglio da affrontare è quello relativo proprio alla somministrazione. Ogni circolo ha al proprio interno almeno un bar: si tratta di attività che nella maggior parte dei casi sono gestite dagli stessi volontari e che nei casi di gestioni sono funzionali al finanziamento di strutture spesso grandi, su cui gravano tasse e spese fisse importanti. «Gli immobili delle case del popolo – prosegue Salvadori – implicano dei costi. La chiusura forzata, inevitabile e a cui ci siamo immediatamente attenuti, non li elimina. Tuttavia questi immobili sono prima di tutto un patrimonio della comunità, che devono essere tutelati. In questi giorni si sta cominciando a parlare di riaperture, ma ancora non ci sono certezze. In ogni caso sappiamo che l'attività di somministrazione sarà diversa rispetto a quella che è stata fino a prima dell'emergenza. Ci saranno distanze da rispettare, sanificazioni da fare, procedure da studiare per mettere tutto in sicurezza».
Fermo restando che la somministrazione, l'attività commerciale insomma, per i circoli Arci è uno strumento di autofinanziamento per poter continuare a svolgere quel ruolo sociale che in un momento come questo è emerso con ancora maggiore forza. «La quarantena ha messo in risalto proprio questo – continua – da una parte a molte persone è venuto a mancare un punto di riferimento. Penso agli anziani, ma non solo a loro. E allo stesso tempo da parte di molti volontari, dirigenti e soci c'è stato un impegno nell'assistere la propria comunità di riferimento. I circoli sono stati in prima linea nella distribuzione di mascherine, nella raccolta e consegna di alimenti, nell'organizzare spese sospese e servizi per chi ne aveva più bisogno. Finora tutta questa attività sociale è rimasta all'esterno e non sappiamo quando potrà tornare all'interno delle case del popolo sotto forma di ricreazione, svago, partecipazione, condivisione. In questo momento, al pari di tutti, noi ci impegnano a portare avanti i nostri luoghi e tutto ciò che ad essi ruota attorno. Però abbiamo bisogno che ci sia un supporto da parte di istituzioni e autorità perché questo ci venga permesso». —
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