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Al lavoro per preparare la lettera a Conte e Azzolina

Daniele Dei
Un'aula in una scuola empolese (foto archivio)
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Un'aula in una scuola empolese (foto archivio)

Il Comune redige la candidatura di Empoli come progetto-pilota per la scuola Landi (Cna): «Trovo sbagliato parlare di questo e non delle attività produttive»

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EMPOLI. Una lunga giornata di lavoro quella di lunedì scorso per la sindaca di Empoli, Brenda Barnini. Dopo aver annunciato tramite Facebook, nella mattinata di domenica, di voler scrivere ufficialmente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e alla ministra dell'istruzione Lucia Azzolina, la prima cittadina ha preso il suo tempo per mettere insieme una serie di proposte relative a come poter gradualmente riaprire le scuole, proponendo Empoli come città pilota dove, eventualmente, compiere una sperimentazione applicabile al resto del contesto nazionale.

La lettera, a quanto si apprende da fonti comunali, a domenica era solo un'intenzione e non un qualcosa di già pronto, tant'è che ieri pomeriggio la sua stesura era ancora in corso d'opera. Nel tardo pomeriggio, però, ancora questo testo non è stato reso noto, facendo dunque pensare che, dalle intenzioni ai fatti, il passaggio sia stato più complicato del previsto. «In questa fase è utile confrontarsi e discutere in modo costruttivo e cercando di tirare fuori idee», ha ribadito Barnini nella tarda serata di domenica su Facebook, condividendo un intervento dell'insegnante Maria Prodi sull'Huffington Post. Poi, sull'argomento, il silenzio. Evidentemente dopo molto clamore era bene far stemperare le tifoserie, favorevoli e contrarie, e mettere fuori un testo il meno possibile opinabile. La posizione di Barnini, più volte ribadita domenica con un totale di quattro post su Facebook, ha infatti ricevuto elogi e puntualizzazioni, con anche alcuni commenti a metà tra le due posizioni.

Tra questi anche quello di Marco Landi, presidente della Cna Empolese Valdelsa. «La proposta di Barnini è lungimirante e ha una logica – commenta l'imprenditore alla guida nazionale di Federmoda – ma parlare di riapertura della scuola e non delle aziende significa non vedere cosa fa campare la nostra civiltà. Non si possono mettere alla pari un operaio e un bambino che va a scuola. Sicuramente tutto può essere riaperto in forma graduale, ma mettere avanti la scuola all'industria mi sembra un voler fare i futuristi in tutti i modi. All'industria dobbiamo pensarci da domani, alla scuola anche tra quindici giorni. È un questione di priorità e la sindaca dà l'impressione di aver fatto un ragionamento inverso».

Quindi, secondo Landi, è una questione di gerarchie in agenda: «La cultura è ovviamente prioritaria – conclude l'esponente della Cna – ma in un momento in cui è difficile riorganizzare tutto, il messaggio così come è stato posto non può essere accettato da parte di una categoria economica». —


 

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