Il Tirreno

Empoli

RIVEDERE LA LUCE COI NUOVI PARTIGIANI

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Finirà. Non sappiamo quando ma finirà. Tornerà nel buco dell’inferno da dove è uscito, lo stramaledetto Covid-19, ma lascerà morte, lacrime, dolore. Lo sta già facendo e, purtroppo, continuerà a farlo.

Ci troveremo tra le macerie, come dopo una guerra. Anche qui, nell’Empolese Valdelsa. Come nel 1945, quando l’Italia era rasa al suolo. Il tessuto sociale, prima ancora di quello economico, allora fu ricostruito sulle fondamenta di quella straordinaria esperienza chiamata Resistenza. E oggi dobbiamo per forza aggrapparci alla nuova versione della lotta che sta conducendo il popolo.

C’è chi la porta avanti in prima linea come il personale sanitario, chi stando in casa, chi continuando a produrre, vendere e (consentitecelo) informare. Ma la vera lezione arriva dai volontari. Da quei tanti giovani e anche meno giovani che non sono saliti in montagna imbracciando il fucile, come toccò fare ai nostri amati nonni, ma in strada. In quelle dell’Empolese Valdelsa, che presidiano armati di mascherine, cibo, medicine. Le portano in tante case, le nostre, ogni giorno. Sono i nuovi partigiani: dentro al dramma ci hanno ridato l’unità di intenti e l’altruismo che ci fecero risollevare allora e che sembravano persi. E col 25 Aprile, festa di tutti, alle porte abbiamo l’obbligo di ricordarlo. Perché deve essere la prima pietra, il mattone sul quale iniziare a edificare l’alba che, come alla fine di ogni notte, arriverà. –

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