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Empoli piange per la scomparsa di Alfredo Mori
Il padre della presidente di Unicoop Firenze si è spento all’età di 88 anni. È stato a lungo animatore delle Feste dell’Unità
EMPOLI. Il sorriso di Alfredo Mori si è spento ieri mattina, 9 aprile, nella sua abitazione di via Valtellina, a Santa Maria. Un sorriso aperto, genuino, che in tanti a Empoli avevano imparato ad apprezzare nel corso della sua lunga vita. Alfredo, padre di Daniela Mori, presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, aveva 88 anni ed è morto a causa di una malattia che si è aggravata negli ultimi giorni. A differenza delle vittime dell’epidemia di coronavirus, ha avuto almeno il conforto dei familiari che gli sono stati vicini fino all’ultimo, restando sempre lucido.
Nato a Canneto e cresciuto a Molin Nuovo prima di trasferirsi a Empoli, Alfredo Mori è stato ragazzo durante la guerra, poi contadino, macellaio alla Coop e animatore volontario di tante Feste dell’Unità, al ristorante, dove faceva valere le sue doti di grande organizzatore, sempre dietro le quinte ma elemento indispensabile perché tutto andasse come doveva andare.
Cooperazione, impegno nel Partito, che durante la sua gioventù voleva dire solo Pci, e caccia insieme ai suoi cani prima e ai suoi compagni di battute al cinghiale poi. Queste le passioni che lo hanno accompagnato lungo tutta la sua vita al fianco della moglie Vittoria.
Chi lo ha conosciuto meglio ricorda di lui soprattutto una grande generosità e un profondo senso della democrazia e delle sue regole, da osservare senza compromessi. E anche la caccia era per lui una sorta di riconciliazione con la natura, da vivere insieme ai compagni di Arci Caccia senza mai dimenticare il rispetto per l’ambiente e l’amore per quelle colline che da Canneto guardano verso Castelfiorentino, San Miniato o Ponte a Elsa, dove era stato ragazzo.
Negli ultimi anni gli acciacchi dell’età non gli hanno più consentito di partecipare alle battute al cinghiale, ma lui c’era comunque, grazie al genero Claudio Selmi. Con una vecchia Panda partivano al seguito della squadra di cacciatori, Alfredo si piazzava su una sedia sotto un albero e con un walkie talkie si teneva in contatto con gli amici impegnati nella battuta. E nella sua casa di Santa Maria, fino a quando c’è stata libertà di circolazione, capitavano in tanti, anche negli ultimi tempi. Ora l’emergenza coronavirus gli nega l’ultimo saluto di amici e parenti ma saranno in tanti a custodire a lungo il ricordo di una persona perbene.
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