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Si sta complicando la situazione nelle Rsa
Colpita quella di Gambassi. La direttrice della Vincenzo Chiarugi contro i trasferimenti dei malati: «È una deportazione»
EMPOLI. Si complica la situazione nelle strutture per anziani dell'Empolese Valdelsa. Ieri mattina l'Asl Toscana Centro ha eseguito i tamponi per tutti gli ospiti e il personale della casa di riposo "Gino Incontri" di Gambassi Terme, gestita dall'Istituto delle Suore di carità delle sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, dove il 4 e 5 aprile l'Asl ha comunicato la presenza di due casi positivi al coronavirus ed uno dei contagiati è morto nel corso della giornata di ieri. La notizia è stata confermata dal sindaco di Gambassi Terme, Paolo Campinoti, che nella diretta Facebook di mercoledì sera ha parlato di un altro nuovo caso nella sua comunità: si tratta di una persona non residente ma comunque domiciliata, tanto che anche le persone che abitano con lui sono state poste in quarantena. «I tamponi sono iniziati il 7 aprile – ha spiegato il primo cittadino – sono iniziati gli screening e i ricoveri per quanto riguarda i casi di peggioramento della situazione. Sempre mercoledì alcuni medici della task force Covid-19 hanno già istruito gli operatori sugli eventuali protocolli da tenere». Nella diretta Campinoti si è lasciato anche a una sua opinione personale: «Io avrei
investito più soldi sui tamponi se fossi stata la Regione, ma ormai dobbiamo parlare di ciò che abbiamo di fronte».
Da Palazzo Strozzi Sacrati però qualcosa si è mosso: mercoledì sera il Presidente Enrico Rossi ha firmato una ordinanza la quale prevede che, se all'interno di una Rsa ci sono pazienti positivi, questi devono essere presi in carico dal servizio sanitario regionale e dunque, anche i casi più lievi, non potranno restare isolati all'interno della residenza. Dopo la firma del documento, Rossi e l'assessore alla sanità Stefania Saccardi hanno avuto ieri mattina una videoconferenza con i direttori delle Rsa, i quali a loro volta nel pomeriggio si sono confrontati, sempre in diretta telematica, con l'Asl Toscana Centro. «Adesso ci sentiamo con le spalle coperte – spiega Delio Fiordispina, che gestisce Villa Serena a Montaione (e dove ancora non risultano casi positivi) – perché la Rsa è un posto per socializzare, non per dividere. È difficile in una struttura come questa separare l'eventuale "mela marcia". So che hanno in programma di venire a fare gli esami sierologici anche qui, ma ancora non ci è stata fornita una data».
Usa invece il termine «deportazione» Mariella Bulleri, direttrice della Vincenzo Chiarugi di Empoli, il cui quarto piano era stato isolato dagli altri per ospitare gli attuali 9 pazienti affetti da Covid-19. «L'ordinanza di Rossi mi trova discorde – è il suo commento – è giunta fuori tempo massimo ed è inutile. Bisogna valutare caso per caso. Qui abbiamo fatto uno sforzo enorme avendo la possibilità di poter creare una "bolla protetta". Si rischia che portino via persone che sono qui da oltre dieci anni: sarebbe una deportazione. Abbiamo anche acquistato un'onerosa macchina all'ozono per sanificare l'area dove il personale specializzato del quarto piano si cambia gli indumenti».
Tra tamponi ed esami sierologici effettuati nella struttura di via Guido Monaco, nessun operatore né altri ospiti sono risultati positivi: ne mancano però ancora altri da eseguire e la sensazione è che si finirà dopo Pasqua. —
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