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Confindustria mette le cose in chiaro «Chi resta aperto non lo fa per il profitto»
La presidente Castellacci: «Ora la cosa importante è iniziare a pensare alla riapertura delle aziende che hanno chiuso»
Daniele Dei / EMPOLI
Una battaglia che imprese e aziende possono vincere solo se c'è speranza. Questo il messaggio che lancia la presidente di Confindustria Empolese Valdelsa, Paola Castellacci, intervenendo in diretta video su Facebook durante uno dei resoconti giornalieri del sindaco di Castelfiorentino, Alessio Falorni.
Le misure
Castellacci non ha fornito ancora numeri sull'impatto delle chiusure nel territorio, ancora in fase di valutazione. «Come imprese dell'Empolese Valdelsa – ha spiegato Castellacci – ci siamo dotati di tutte le sicurezze possibili, spesso anticipando i tempi. Molte aziende avevano già proceduto a fare più turni per avere meno persone contemporaneamente. Anche noi in Adiacent abbiamo la mensa interna e avevamo fatto dei turni. Con l'aggravarsi della situazione è stato chiaro che la cosa era molto più seria, per cui chi poteva organizzarsi in smart-working lo ha fatto anche acquistando materiali un po' all'improvviso». Non è stato semplice per tutti. «In zona ci sono tante aziende che fanno produzione, per cui con lo smart-working non riuscivano a mettere tutte le persone al lavoro. – ha proseguito la presidente di Confindustia – l'arrivo del decreto è stato un momento sofferto che però tutti hanno accolto con senso del dovere e pensando alla salute dei lavoratori».
LE ATTIVITÀ ESSENZIALI
Poi ha parlato delle scelte delle aziende di chiudere o meno. «Tante aziende sono così tanto collegate tra loro che può non essere immediata la riconoscibilità della sua essenzialità o meno – ha detto Castellacci in merito – quindi in alcuni casi ci sono stati disguidi. Il concetto di essenzialità non è dell'azienda in sé, ma di quello che fa all'interno di una filiera. Mi sembra che chi ha fatto richiesta di rimanere aperto è perché faceva parte di una di queste filiere, non certo per profitto».
IL RAPPORTO CON I SINDACATI
«Nel territorio – ha riferito l'imprenditrice – tra i sindacati e Confindustria c'è un accordo di stima reciproca. L'equilibrio da cercare non è facile: per assurdo, talvolta potrebbe essere quasi più conveniente una chiusura e andare verso la cassa integrazione. Ma c'è stato in questo il senso di responsabilità di chi mantiene attive le produzioni per aiutare quelle che devono chiudere per forza».
LA RICONVERSIONE
In zona c'è chi ha iniziato a produrre mascherine e camici. «Su giornali abbiamo letto i casi di Armani e Ferrari – ha commentato ancora Castellacci – ma anche qui, pur non essendoci dei nomi così importanti o famosi, ci sono imprese brave e responsabili che sono state veloci e a riorganizzarsi. Dobbiamo essere orgogliosi di loro e così come dei dipendenti che si sono messi a disposizione per svolgere un lavoro parzialmente diverso, in modo da andare in continuità».
IL FUTURO
«La testa è rivolta alla ripartenza – ha concluso – perché per mantenersi positivi bisogna pensare al futuro. Non so come faremo, ma le soluzioni arriveranno. L'importante è ricominciare a pensare a riaprire perché ci vuole». —
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