Il Tirreno

Empoli

Coronavirus, l'infermiera in prima linea: «Vi racconto come sono cambiati i miei giorni in ospedale»

Daniele Dei
Coronavirus, l'infermiera in prima linea: «Vi racconto come sono cambiati i miei giorni in ospedale»

Il sindaco di Castefiorentino è rimasto impressionato dal volto della donna segnato dalla mascherina e dalla stanchezza

3 MINUTI DI LETTURA





CASTELFIORENTINO. La foto del suo volto al termine del turno di lavoro, con i segni della mascherina portata per ore e ore consecutive, è stata presa da esempio anche dal sindaco di Castelfiorentino, Alessio Falorni, dell'impegno profuso in questi giorni da tutti gli operatori sanitari impegnati nell'emergenza coronavirus, sfiorando i mille like sul suo profilo di Facebook.

Antonella Ciuro, 34 anni, mamma di due bambini e moglie di Enrico, è una dei tanti infermieri che in questi giorni vengono considerati eroi nel fare la loro professione. Da quattro anni lavora nel reparto di medicina d'urgenza del Policlinico Santa Maria alle Scotte e quotidianamente attraversa la Valdelsa per raggiungere l'ospedale universitario senese. «Mai come in questo momento il mio lavoro è indispensabile – racconta – ed è cambiato tantissimo nel corso di questo mese. Quei gesti quotidiani di quando siamo a lavoro, sorrisi, abbracci, parole confortanti, pacche sulle spalle e lunghi abbracci, sono ormai dei lontani ricordi. Ci troviamo di fronte a persone completamente dipendenti, a volte non possono parlare a causa della intubazione della ventilazione meccanica, nel mio caso in un reparto completamente stravolto e allestito come una terapia intensiva. Locali completamente asettici per via dei dispositivi di protezione individuale dove, per chiamare un collega abbiamo bisogno che sulla sua tuta ci sia scritto il nome».

C'è però una nota positiva nel lavoro quotidiano di Antonella Ciuro: «La collaborazione tra professionisti, medici, infermieri e operatori sanitari che magari fino a cinque minuti prima nemmeno si conoscevano e si sono trovati a lavorare insieme a stretto contatto – sono le sue parole – e va detto come l'azienda ospedaliera universitaria senese fino a oggi è stata in grado di fornirci i dispositivi di protezione necessari come quantità e tipologia». Al ritorno a casa serve tanta attenzione: «Quando non sono a lavoro sono sempre una cittadina di Castelfiorentino che rispetta le regole del Governo, uscendo solo lo stretto necessario – conclude – in casa non beviamo dal solito bicchiere, lavo la mia roba a parte e cerco di avere un contatto minimo con il resto della famiglia, anche se con un bimbo di 16 mesi è davvero difficile. L'invito che faccio ai lettori è quello di ad aiutarci, perché senza di loro noi infermieri e operatori ospedalieri non ce la facciamo».

«Quei segni che la mascherina gli ha scavato sul viso – sono le parole del sindaco Alessio Falorni – non riguardano solo lei, ovviamente, ma tutti i suoi colleghi. Così come la condensa che vedete sui suoi occhiali dopo un devastante turno di lavoro. Non vi racconto cosa comportino quei turni, in termini di rischio, tensione, paura. Quando pensiamo al sacrificio di stare a casa, e ci pesa tanto, pensiamo per un attimo a cosa è il vero sacrificio, e a chi lo sta facendo davvero, per la nostra salvaguardia. Io ad Antonella dico che siamo orgogliosi di lei, e di tutti quelli come lei. E grati, per quanto stanno facendo». 

Daniele Dei .

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino