Il Tirreno

Empoli

Toscana economia

Bloccati per 15 giorni i licenziamenti alla Vibac

Daniele Dei
In questa foto d’archivio una manifestazione contro i licenziamenti dei 120 lavoratori della Vibac (foto Carlo Sestini)
◗
In questa foto d’archivio una manifestazione contro i licenziamenti dei 120 lavoratori della Vibac (foto Carlo Sestini)

Accordo tra sindacati, Regione Toscana e l'azienda di nastri adesivi con sede a Ticineto. I lavoratori dovranno attingere dalle ferie maturate 

3 MINUTI DI LETTURA





VINCI. Si spostano in avanti le lancette per quanto riguarda la chiusura della vertenza Vibac. Giovedì è stato infatti siglato un documento di intesa tra sindacati, Regione Toscana e l'azienda di nastri adesivi con sede a Ticineto (Alessandria) che impegna al blocco di due settimane della procedura di licenziamento per i 120 addetti del sito di Mercatale, annunciata a metà gennaio, spostando il termine ultimo dal 2 al 15 aprile. A quanto si apprende, i lavoratori Vibac in questi 15 giorni di tempo in più per la trattativa, dovranno attingere dalle ferie maturate e, per coloro i quali non ne avessero a sufficienza, saranno scalati soldi dal Tfr e della tredicesima. Quindi ai dipendenti sarà chiesto un ulteriore sacrificio.. La scelta è legata alla questione Covid-19 e alla difficoltà, in questo periodo, di tenere relazioni sindacali come si è abitudinariamente abituati ad avere. In queste settimane però le cose non sono rimaste immobili, anzi.

Il 12 marzo, come richiesto dal Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Alessia Morani, c'è stato in via telematica un confronto tra Mise e azienda, di cui i sindacati hanno avuto un report lo scorso 17 marzo. «La proposta pervenuta da Vibac – spiega Giuseppe Dentato della Filctem Cgil – è stata di aprire a un'azione di non chiusura collettiva dello stabilimento. L'idea della dirigenza è far rientrare 25 persone per svolgere attività accessorie, nel frattempo attivare ammortizzatori sociali per gli altri, al cui termine decidere se e quanti dipendenti licenziare. Proposta per noi irricevibile perché dietro non c'è un progetto che definisca il futuro dell'impresa». Ma dal sindacato non si sbatte la porta in faccia a Pietro Battista e ai vertici di Vibac, anzi. «Una settimana fa abbiamo fatto un altro incontro, sempre telematico, tra sindacati, azienda e Regione – prosegue Dentato – Vibac ha confermato la proposta fatta al Mise e noi abbiamo ribadito il nostro punto di vista. A quel punto abbiamo convenuto che la loro potesse esser una base di partenza su cui ragionare, ma ci deve essere dietro un piano strategico ed economico».

Sono infatti molte le questioni da sistemare: secondo l'esponente della Cgil bisogna «individuare un ammortizzatore che, partendo dalla proposta di Vibac, preveda garanzie per i lavoratori, sia quelli che rientrano sia quelli a casa, con un piano di rilancio e di accompagnamento dei lavoratori alla pensione con cassa integrazione e Naspi, tenendo anche conto di quanti potrebbero andare a fare un'altra esperienza lavorativa, in modo da salvaguardare sito produttivo e valutare altre opzioni per i 120 lavoratori. C'è la necessità di farlo in un momento come questo, perché dopo la tempesta economica legata a Covid-19, quel che succederà non lo sa ancora nessuno». Via dunque a una battaglia sindacale telematica, dato che il presidio permanente, per ovvi motivi, è stato interrotto.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera