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Empoli

l’intervista 

Il Covid-19 raccontato da chi è guarito: «Così sono riuscito a battere il mostro»

Daniele Dei
L'interno di un ospedale (foto d'archivio)
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L'interno di un ospedale (foto d'archivio)

Andrea Moretti, 60 anni, è tornato a casa dopo due settimane di ricovero al San Giuseppe di Empoli: «Mi mancava il respiro»

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EMPOLI. Prima una forma di influenza, poi qualcosa di diverso dal solito, il tampone positivo e il ricovero. Da giovedì, però, è tornato a casa. Guarito e pronto ad affrontare un periodo di due settimane di quarantena. Andrea Moretti, 60 anni, di Capraia Fiorentina, primo caso sul territorio comunale di Covid-19 emerso lo scorso 16 marzo, racconta attraverso Il Tirreno la sua esperienza contro il mostro.

Anche per aiutare a capire come si affronta questa infezione. La notizia della sua dimissione era stata data dal sindaco di Capraia e Limite, Alessandro Giunti, che tra l'altro ha un legame di parentela con Moretti. Resta invece al San Giuseppe, in condizioni stabili, un concittadino di 63 anni, a cui Giunti ha inviato «gli auguri di pronta guarigione».

Moretti, innanzi tutto, come sta?

«Bene, mi hanno dimesso e sono nella mia casa di Capraia. Avevo contatto una forma abbastanza lieve, senza febbre ma con problemi di respirazione. Mi è bastata un po' di terapia con l'ossigeno e in una settimana me la sono cavata».

Come si è accorto di aver contratto il Covid-19?

«Ero a casa con la febbre da qualche giorno, poi mi è andata via ed è subentrata la tosse. Avevo capito che si trattava di qualcosa di più di un'influenza perché mi mancava il respiro e ogni passo era un affanno. Ho seguito le indicazioni sanitarie e ho fatto i numeri di telefono previsti. Sono venuti a prendermi in ambulanza portandomi al pronto soccorso di Empoli. Ho fatto il percorso dedicato e il tampone è risultato positivo. Lì è iniziata la mia convalescenza ospedaliera».

I ricoveri al San Giuseppe sono iniziati il 13 marzo, quindi lei è stato tra i primi: come descrive la sua esperienza nel reparto Covid-19?

«Sì, sono stato tra i primi a sperimentarlo. Mi sono trovato bene, tutto è funzionato a puntino, i sanitari sono organizzati alla perfezione. Il reparto è isolato e ci sono delle camere da due persone ciascuna. Posso solo ringraziare il personale che mi ha seguito. Ti mettono a tuo agio, dicono di stare tranquilli e ti fanno capire che faranno il possibile. I controlli e le analisi sono una routine. È un po' più difficile gestire gli anziani: sentivo dal letto che si agitavano, magari tentavano di togliersi il respiratore. Ma serve calma, pazienza e saper attendere».

Come ha vissuto il miglioramento?

«I primi giorni sono stati duri. Poi vedi che vai a migliorare e sei più sereno. Questa forma virale è diversa dall'influenza: la febbre ti viene tre giorni e va via, questa invece ti “prende”. Ho sentito spesso anche il sindaco Alessandro Giunti, al di là della parentela».

Colleghi e parenti come stanno?

«Io vivo da solo. Mio fratello e i miei genitori sono in quarantena e come me si affidano al volontariato per la spesa. Lavoro in una grande impresa di Firenze al pubblico: il mio ufficio è andato tutto in quarantena e lavora in smart-working, come farò anche io alla fine dei 15 giorni di stop post ricovero. Ho avvisato subito la mia azienda appena capìta la situazione».

Che consigli si sente di dare a chi legge?

«Bisogna stare isolati a casa, come dicono i medici, c'è poco da fare. L'unica arma è evitare i contatti. E, aggiungo, avere fortuna». —
 

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