Apicoltori italiani nella città del Genio in visita all’azienda “Mauro Cristofori”
La stagione 2019 è stata problematica per il settore a causa dei cambiamenti climatici e della concorrenza di Cina ed Est Europa
l’incontro
Visita speciale all’azienda di apicoltura Mauro Cristofori di Vinci.
L’Aapi, Associazione Apicoltori Professionisti Italiani, ogni anno fanno un congresso in una regione diversa. Quest’anno ha scelto la Toscana (l’ultima volta nella nostra regione era stata nel 2010). Sono 5 giorni di congresso, e l’ultimo giorno è dedicato alle visite aziendali. Nella mattinata di domenica hanno fatto visita a una nota azienda di Rosignano e nel pomeriggio sono venuti nell’azienda Mauro Cristofori di Vinci, passando prima dal museo di Leonardo.
Mauro Cristofori da metà degli anni ’80 ha iniziato a lavorare con le api in Veneto. Nel 1991 è venuto in Toscana.
Per quanto riguarda le produzioni, oltre al miele (circa 600 alveari), sono quelle di api regine e sciami di api che vendono anche ad altri apicoltori; e in parte produzione di pappa reale. Tutto con certificazione Bio.
«Ho iniziato nel 2006 ad aiutare babbo e nel 2016, con il suo pensionamento, sono entrato io in azienda – racconta Davide Cristofori, figlio di Mauro – . Sono molto felice di fare questo lavoro, mi dà soddisfazione e siamo a contatto con la natura».
«L’azienda – prosegue Davide – è divisa in 3 parti. Una parte per estrarre e lavorare miele; un’altra dedicata alla vendita diretta; la terza parte è composta dal magazzino».
Stefano Gallorini, consigliere di Toscana Miele, racconta che «l’ultima stagione, quella del 2019, è stata abbastanza tragica per l’apicoltura, a causa dei cambiamenti climatici. Abbiamo avuto il caldo presto, nei primi mesi dell’anno. Intorno ad aprile, invece, neve e pioggia, o comunque maltempo. Di conseguenza è saltata la fioritura di acacia. E nelle nostre zonequella di acacia è la produzione maggiore».
«Le api – prosegue Gallorini – hanno sofferto la fame e anche i raccolti successivi sono stati difficoltosi. Abbiamo avuto una produzione nazionale bassa, i prezzi del miele si sono abbassati drasticamente a causa dei mercati internazionali, in quanto il prodotto viene anche importato da Cina, Bulgaria e Romania, e poi miscelato. Di conseguenza per stare al passo con questo tipo di importazioni abbiamo dovuto calare il prezzo perché purtroppo “sullo scaffale” c’è un discreto mercato anche di miele importato. Dovremmo riuscire a vendere il nostro, che è di alta qualità, ma con prezzi più alti».
Durante la visita guidata in azienda con una delegazione di apicoltori provenienti da tutta Italia, c’è stato anche un momento conviviale con un aperitivo in collaborazione con l’Associazione Donne in Campo e altre aziende del territorio, con prodotti locali tra cui vino e olio del Montalbano e della Valdelsa. —
L.I.
(fotoservizio Foto Nucci)
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