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Fronte comune per la Vibac E la Regione convoca l’azienda
Chiesto il ritiro immediato della mobilità per 120 dipendenti Simoncini: «Pronti a sporcarci le mani». Torchia accusa
«La crisi della Vibac non può finire così. Siamo pronti a sporcarci le mani. Forza». E scatta la procedura d'urgenza. È il consigliere del presidente Enrico Rossi per il lavoro, Gianfranco Simoncini, a serrare le fila.
Mattina piovigginosa a Firenze. C'è una riunione di rappresentanti delle istituzioni e sindacalisti nella Sala Psiche di Palazzo Strozzi Sacrati, la sede della giunta regionale. L'atmosfera è tesa. Fuori un presidio di quaranta lavoratori accenna canti di lotta. All'ordine del giorno la bomba sociale pronta a esplodere. La chiusura dello stabilimento Vibac di Mercatale, a Vinci, e l'apertura della procedura di mobilità per centoventi lavoratori. Così. Di punto in bianco.
Scatta la reazione a tenaglia di Regione Toscana e Filctem Cgil per far cambiare idea alla multinazionale dei nastri adesivi. La Regione chiede il ritiro immediato della procedura di mobilità. È il prerequisito necessario per poter avviare un confronto con l'azienda. E convoca a Palazzo Strozzi Sacrati i dirigenti dell'azienda per la prossima settimana. La Filctem Cgil oggi fa una riunione a Roma con tutti i rappresentanti sindacali degli stabilimenti Vibac sparsi per l'Italia (quelli di Potenza e Viggiano in Basilicata, Termoli in Molise e L'Aquila in Abruzzo) e chiede di aprire un tavolo per la risoluzione della crisi al Ministero dello sviluppo economico.
Insomma. La crisi Vibac travalica i confini regionali e si trasforma in una faccenda nazionale. La Regione darà manforte alla Filctem Cgil per dare sostegno alla richiesta del tavolo al Mise. È quanto emerge dall'incontro che si è svolto ieri alla sede della giunta regionale. Erano presenti, oltre a Gianfranco Simoncini, consigliere per il lavoro del presidente della Regione Enrico Rossi, il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia, il sindaco di Montelupo, Paolo Masetti, il consigliere regionale del Pd Enrico Sostegni, il responsabile della Camera del lavoro di Empoli Paolo Aglietti, il sindacalista della Filctem Cgil Giuseppe Dentato, altri rappresentanti sindacali e della rsu aziendale. Tutti concordi. Tutti decisi. La Vibac di Pietro Battista, il numero uno della multinazionale, non può chiudere i battenti. «Invece di non farsi vedere mai, Battista accetti di mettersi a sedere intorno a un tavolo e discutiamo insieme il futuro dell'azienda», dice Giuseppe Dentato di Filctem Cgil.
Accetterà? «La vedo dura. Negli ultimi due anni non s'è mai fatto vedere dai lavoratori allo stabilimento. Veniva solo per le riunioni commerciali. Una mezza giornata e andava via», dice Dentato. Pessimo segnale. Ma ora o la va o la spacca. Di fronte alla chiusura e alla messa in mobilità di centoventi lavoratori, Regione e Filctem Cgil chiedono di fare subito inversione. Sennò la mobilitazione crescerà in maniera esponenziale. Intanto rimane il presidio fuori dai cancelli Vibac. I lavoratori si alternano giorno e notte. È tutto un territorio che rischia. È la pace sociale di Vinci e Montelupo che viene messa in discussione.
Attacca il riconfermato sindaco di Vinci Giuseppe Torchia: «Comincio a pensare che Battista in questi due anni c'abbia preso in giro. Quando nel 2018 è venuto in Comune per avere una mano sui pozzi d'approvvigionamento dell'acqua, noi gliel'abbiamo data. Il 2018 – continua Torchia – è stato anche l'anno del calo dei dipendenti. E noi come amministrazione siamo stati lì a discutere. Non ci siamo tirati indietro. Ma quello che ora sta facendo Battista è troppo. Non lo possiamo accettare». —
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