Fatturato, turni e mutui: tutte le contraddizioni nascoste dentro la crisi
FIRENZE. «Il mercato va male», dice la multinazionale. »Il mercato va bene«, risponde Filctem Cgil. Della serie: l'importante è avere le idee chiare ma opposte.
È piena di contraddizioni la crisi Vibac. Il numero uno della multinazionale, Pietro Battista, dice che la produzione dei nastri adesivi non funziona. Meglio chiudere. Il sindacalista di Filctem Cgil, Giuseppe Dentato, dice che i margini invece ci sono. Anzi. «Il fatturato 2017 è lo stesso del 2018: 250 milioni di euro. Ma allora perché Battista dice che nel 2018 siamo andati male?».
Altra contraddizione. «A fine estate ci hanno detto che a inizio 2020 bisognava prepararsi a fare più turni. L'anno nuovo è arrivato e invece di aumentare la produzione vogliono chiudere. Ma non è possibile che si cambi idea in così poco tempo», dice Dentato. Durante l'incontro in Regione salta fuori anche la storia dello stabilimento aperto in Serbia.
Là dove i diritti sindacali sono bassissimi. Là dove si dice che Battista si sia fatto prendere la mano in un investimento troppo costoso anche per lui. Insomma. Ci sono tante cose che non tornano nella vicenda Vibac. E manca la chiarezza. Le carte non sono ancora tutte in tavola.
Non solo. «È davvero curioso che proprio il giorno prima dell'annuncio della chiusura (ovvero giovedì 23 gennaio, ndc), alcune banche abbiano accettato di aprire il mutuo a due lavoratori dell'azienda che vogliono metter su casa, ma se le banche hanno detto sì vuol dire che il rating di Vibac è buono», dice Patrizio Santini della rsu Cgil sezione impiegati. Ma Battista vuol chiudere. —
S.B.
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