Il Tirreno

Empoli

la vicenda di Arafet ArfaouI 

Morto durante il fermo: l’inchiesta resta sospesa

Matteo Leoni
Morto durante il fermo: l’inchiesta resta sospesa

Il gip si è riservato di decidere in merito alla richiesta del legale della famiglia della vittima contro l’archiviazione 

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firenze. Restano sospese le sorti dell'inchiesta per la morte di Arafet Arfaoui, il tunisino di 31 anni morto il 17 gennaio 2019 in un money transfer di Empoli, durante un controllo di polizia.

Ieri il gip Gianluca Mancuso si è riservato circa la richiesta di opposizione all'archiviazione avanzata dal legale della moglie del nordafricano, avvocato Giovanni Conticelli. La decisione sarebbe attesa a giorni. La pm Christine Von Borries, titolare delle indagini, aveva chiesto l'archiviazione, non ravvisando responsabilità nè a carico degli agenti intervenuti né dei soccorritori. Una scelta che non è andata giù alla moglie di Arafet, che attraverso il suo legale ha chiesto che siano effettuate nuove indagini per fare chiarezza sull'accaduto.

Ora il gip dovrà decidere se archiviare o se disporre accertamenti suppletivi. Ieri mattina nel corso di un'udienza fissata ad hoc alla quale era presente anche la moglie di Arafet, l'avvocato Contincelli ha esposto le ragioni della sua richiesta. Gli accertamenti ulteriori riguarderebbero soprattutto approfondimenti di natura medico legale, per verificare l'ipotesi di un'asfissia da posizionamento tra le cause della morte del tunisino, rilevata in una relazione medica integrativa presentata dai legali della famiglia. Ulteriori indagini sarebbero state chieste anche relativamente al comportamento tenuto dai poliziotti che lo hanno bloccato e dai sanitari intervenuti sul posto, che gli avrebbero prestato soccorso, in base alla ricostruzione fatta, solo alcuni minuti dopo essere entrati nel negozio.

Secondo la tesi esposta dal legale dunque, alla morte del 31enne potrebbe aver contribuito anche la posizione nella quale fu immobilizzato, con le mani ammanettate e le gambe legate. Nessuna responsabilità nell'operato dei poliziotti è emersa invece dalle verifiche condotte dalla procura fiorentina. Secondo quanto emerso dagli accertamenti disposti dal pubblico ministero, i poliziotti del commissariato di Empoli intervenuti per calmare il tunisino, che aveva dato in escandescenze perché accusato dal titolare del money transfer di avere una banconota falsa, avrebbero usato nei suoi riguardi adeguate tecniche di contenzione e non avrebbero messo a rischio la sua incolumità.

In base all'esame autoptico disposto dalla stessa procura, l'uomo, che si trovava in un forte stato di agitazione psicofisica, sarebbe deceduto per un arresto cardiaco verificatosi durante un'intossicazione acuta da cocaina, assunta circa un'ora prima della morte. —

Matteo Leoni

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