Il Tirreno

Empoli

L’Unione dei Comuni dell'Empolese Valdelsa chiede 3 milioni per accogliere i migranti

Marco Pagli
Le sede dell’Unione dei Comuni dell’Empolese Valdelsa (foto agenzia Carlo Sestini)
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Le sede dell’Unione dei Comuni dell’Empolese Valdelsa (foto agenzia Carlo Sestini)

Presentata la domanda al Ministero dell’Interno per il rinnovo del progetto Sprar Beneficiari 75 richiedenti asilo, i fondi andranno a coprire il prossimo triennio

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L'Unione dei Comuni ha presentato domanda al ministero dell’interno per il rinnovo del progetto di accoglienza per altri tre anni.

Lo Sprar (Servizio di protezione richiedenti asilo e rifugiati) è stato attivato sul territorio nel 2017 con una durata triennale e a maggio arriverà a scadenza. Per questo l'ufficio politiche abitative e immigrazione dell'Unione – guidato dalla nuova responsabile Sandra Bertini – ha fatto richiesta per ricevere i fondi per un altro triennio, che scadrà nel 2022. Il progetto prevede un finanziamento complessivo di poco più di 3 milioni di euro, a cui l'ente di piazza della Vittoria aggiungerà circa 300mila euro fornendo una quota oraria del proprio personale per la gestione. In totale, infatti, il costo è di 1.141.537 euro all'anno. I beneficiari dei servizi di accoglienza rimarranno 75, suddivisi in dieci strutture situate nei Comuni di Empoli, Castelfiorentino, Certaldo e Fucecchio. L'Unione è il soggetto responsabile del progetto Sprar, ma la gestione è affidata ad un raggruppamento costituito da Oxfam (individuato come ente capofila), Coeso Empoli e le Misericordie di Empoli e Certaldo. Gli stessi soggetti che porteranno avanti il servizio qualora la domanda dell'Unione fosse accolta dal ministero.

Lo Sprar rappresenta un sistema diverso rispetto all'accoglienza praticata attraverso i Cas (Centri di accoglienza straordinaria), che fino a tre anni fa era l'unica presente sul territorio. Una gestione, quest'ultima, che prevede un affidamento diretto dei richiedenti asilo e dei profughi ad associazioni e cooperative da parte della prefettura e che in passato non ha mancato di presentare problematiche legate all'adeguatezza dei luoghi, alle condizioni igieniche e anche alle condizioni di lavoro degli operatori. Con lo Sprar, invece, l'Unione dei Comuni ha pieni poteri di monitoraggio sulla gestione.

Ma questa non è l'unica differenza rispetto al sistema dell'accoglienza straordinaria. Ai soggetti attuatori, infatti, viene richiesta una comprovata esperienza nel campo e una competenza riconosciuta agli operatori che lavorano all'interno delle strutture. Oltre a questi, inoltre, il progetto prevede l'impiego di figure professionali come legali, mediatori culturali, psicologi, consulenti per l'orientamento lavorativo e personale sanitario.

Le spese per il personale si aggirano intorno a 1,2 milioni, mentre i costi di gestione (tra i quali spiccano quelli per l'affitto delle strutture e per le utenze) ammontano a circa 450mila euro. Le spese generali per l'assistenza, come il vitto, l'igiene e il pocket money per le persone ospitate che è di 2 euro al giorno, sono 250mila euro. Mentre quelle per l'orientamento e l'assistenza sociale, per servizi di tutela e per l'integrazione poco meno di 200mila.

Generalmente all'interno del percorso Sprar vengono inserite persone a cui è già stato riconosciuto lo status di rifugiato politico o la protezione internazionale. Persone che sono già in Italia da tempo, insomma, e che hanno la possibilità di lavorare. Per ospitarle sono stati scelti appartamenti sparsi nei Comuni, appunto, di Empoli, Castelfiorentino, Certaldo e Fucecchio. —

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