Il Tirreno

Empoli

il caso 

La causa giudiziaria della fonte diventa come il gioco dell’oca

D.D.

La Cassazione dà ragione al Comune sulla competenza del tribunale ordinario Ma ora quest’annosa vicenda riparte da capo (o quasi)

2 MINUTI DI LETTURA





VINCI. Sono passati più di sei anni e sembra ormai diventato un “gioco dell'oca” la questione giudiziaria in cui il Comune di Vinci è in causa con un residente nella frazione di Sant'Amato che ha bloccato l'accesso all'antica fonte d'acqua sorgiva del paese. Nonostante sia da fine 2013 che la questione va avanti, adesso si apprende che il procedimento non solo è ancora in corso, ma ha subìto dei forti ritardi legati a questioni di attribuzione di competenze. Partiamo dalla vicenda: alcuni abitanti della frazione che si trova quasi alla sommità del Montalbano avevano fatto presente all'epoca al Comune (ai tempi c'era il vicesindaco Alberto Casini a indossare “ad interim” la fascia tricolore dopo l'elezione di Dario Parrini alla Camera) che l'acqua non sgorgava più e, dopo oltre cento anni di uso pubblico, la fonte era stata chiusa dal proprietario del terreno. La sorgente si trova in località “La Villa”: fu realizzata alla fine dell'Ottocento e da allora più volte manutenuta e restaurata, anche successivamente alla realizzazione dell'acquedotto pubblico che portò, a cavallo tra i Sessanta e i Settanta del secolo scorso, il servizio idrico nelle case dei residenti. Per elaborare la causa nel 2013 il Comune fece fare a Ilaria Morelli una ricerca d'archivio approfondita: i primi stanziamenti per la costruzione risalgono al 1891, con un restauro finanziato nel 1905 e altri lavori di urgenza deliberati nel 1935. L'avvocato a cui il Comune si affidò all'epoca e tuttora segue la causa è Fausto Falorni del foro di Firenze. Tornando al “gioco dell'oca”, è successo che nel frattempo il tribunale fiorentino ha dichiarato di non essere competente almeno per parte della causa, dicendo che sarebbe stato il tribunale regionale delle acque pubbliche a dover vagliare il caso. Il municipio, invece, ha ritenuto erronea questa interpretazione rivolgendosi alla Cassazione per chiedere di chi fosse realmente la competenza. Il 30 settembre è arrivata la pronuncia che dà ragione al municipio vinciano: il motivo è che il tribunale fiorentino avrebbe dovuto sollevare la questione in apertura della causa e non durante il procedimento. Troppo tardi, dunque, e quindi dovrà occuparsi lui interamente della questione. Nei giorni scorsi è stata quindi firmata una determina affinché il Comune dia disco verde alla riassunzione del giudizio, sempre affidando l'incarico a Falorni. La questione tra l'altro vedrà adesso il municipio fronteggiarsi con gli eredi di chi chiuse la fonte, venuto a mancare in questi anni come si legge dalla determina stessa. Quindi, si riparte da capo, o quasi, per capire se dopo tutto questo tempo la fonte tornerà o meno di uso pubblico. —

D.D.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino