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“Leonardo Do Me”: installata l’opera in omaggio alla poliedricità del Genio

Paolo Santini
“Leonardo Do Me”: installata l’opera in omaggio alla poliedricità del Genio

Alcuni cittadini hanno voluto far rimanere un segno tangibile delle Celebrazioni Leonardiane nel 5° centenario della morte 

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vinci. Chissà se Leo Messi mentre sta calciando una punizione pensa all’icosaedro troncato, o se Cristiano Ronaldo prima di andarsene in dribbling sugli avversari verso la porta si chieda di quella strana figura geometrica. Eppure entrambi i campionissimi hanno imparato i fondamentali proprio palleggiando con un icosaedro troncato, che non è altro che la forma sulla base della quale è stato realizzato il classico pallone da calcio, beninteso in cuoio, utilizzato fino a qualche anno fa dai campetti di periferia fino al Santiago Bernabeu. Un successo planetario; ma ormai anche il pallone ha ceduto all’avanzare delle nuove tecnologie, con materiali che lo hanno reso perfettamente sferico, anche se un po’ meno romantico e molto più asettico del vecchio icosaedro. Chi lo avrebbe detto, chi mai avrebbe predestinato sorte così luminosa all’icosaedro troncato: forse Leonardo da Vinci, che lo disegnò per l’amico Luca Pacioli durante il soggiorno milanese? Chissà. L’icosaedro troncato è comunque uno dei solidi che Leonardo disegna e riprende dai cosiddetti solidi platonici, nell’ambito del recupero della cultura e della tradizione classica propria dell’Umanesimo. In questi mesi a Vinci diversi uomini di buona volontà, riuniti e capitanati da Stefano Milani, vulcanico pasticcere vinciano amante dell’arte, di Leonardo e della sua terra, hanno pensato bene di far rimanere un segno tangibile delle Celebrazioni Leonardiane per il quinto centenario della morte, attraverso l’interpretazione di tale figura; ne è venuto fuori un bel progetto, “Leonardo Do Me”, un’imponente cupola in legno formata da una sezione dell’Icosaedro Troncato di 16 metri di larghezza e alta circa 8 metri. La collocazione dell’opera è la rotonda stradale cosiddetta “del Barontone”, sulla via principale di accesso a Vinci all’intersezione con la circonvallazione. La base di partenza dei progettisti, l’ingegner Antonio Cinelli e l’architetto Mattia Desideri, è stata individuata in due fogli leonardiani tratti dal Codice Atlantico: il foglio 899r, schemi di nodi reciproci e il foglio 286r, struttura del ponte salvatico. Ed ecco il progetto, praticamente suggerito da Leonardo, con le strutture a nodi reciproci, autoportanti e tridimensionali realizzate con travi che si sostengono con vincoli di semplice appoggio. «Non poteva essere solo un’opera riferita all’ambito tecnico dell’ingegneria o dell’architettura – hanno affermato i due progettisti – per rappresentare la multidisciplinarietà di Leonardo da Vinci occorreva coinvolgere anche persone che attraverso le loro competenze potessero conferire alla struttura le sembianze di un’opera d’arte: Claudio Cinelli, Alberto Marconcini e Nico Paladini, artisti tutti residenti a Vinci e che con le loro opere portano nel mondo tracce di questo territorio». Nella cupola troviamo un meccanismo, formato da un prisma a base triangolare ancorato su un perno centrale. Tale perno può ruotare su un piano orizzontale per poter cambiare la posizione dei tre pannelli, che ospitano le opere artistiche nelle tre direzioni viarie: Claudio Cinelli “Ideae volant”, un’ala-il volo-Leonardo un’idea simbolo di libertà; Alberto Marconcini “Khatisa”, riflessione sulla madre di Leonardo e i Nodi Vinciani e Nico Paladini “Uno sguardo al cielo”, una rielaborazione dello skyline di Vinci. –

Paolo Santini

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