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Giallo sul tunisino morto possibili nuove indagini
EMPOLI.Potrebbe aprirsi un nuovo capitolo nell'inchiesta per la morte di Arafet Arfaoui, il trentunenne tunisino morto il 17 gennaio scorso in un money transfer a Empoli, durante un controllo di polizia.
La procura di Firenze aveva chiesto al gip di archiviare le indagini, non ravvisando responsabilità né a carico degli agenti né a carico dei sanitari intervenuti. Ma le cose potrebbero cambiare. Il giudice infatti ha ammesso l'opposizione all'archiviazione presentata dal legale della moglie di Arafet, avvocato Giovanni Conticelli: il 16 gennaio 2020, nel corso di un'udienza fissata ad hoc, deciderà se disporre ulteriori indagini o mettere un punto alla vicenda.
Il giudice avrebbe ritenuto di non poter escludere, al momento, la pertinenza delle indagini suppletive richieste nell'atto di opposizione: gli accertamenti ulteriori riguarderebbero soprattutto approfondimenti di natura medico legale, per verificare l'ipotesi di un'asfissia da posizionamento tra le cause della morte del 31enne, rilevata in una relazione medica integrativa presentata dai legali della famiglia. Ulteriori indagini sarebbero state chieste anche relativamente al comportamento tenuto dai poliziotti che hanno bloccato il tunisino e dai sanitari intervenuti sul posto, che gli avrebbero prestato soccorso, spiega sempre Conticelli, 5 minuti dopo essere entrati nel negozio. Secondo la tesi del legale dunque, al decesso di Arafet potrebbe aver concorso anche la posizione nella quale è stato immobilizzato. A terra, prono, «con le mani ammanettate e le gambe legate, e gli agenti che lo tenevano per le caviglie e sulle spalle». —
Matteo Leoni
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