Il Tirreno

Empoli

Sorpresa, la bio-plastica non può essere smaltita

di Daniele Dei
Sacchetti di bio-plastica (archivio)
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Sacchetti di bio-plastica (archivio)

L’impianto di compostaggio di Casa Sartori non è in grado di trattarla, Alia indica di conferirla nell’indifferenziato

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EMPOLI. L'impianto di compostaggio di Casa Sartori, a Montespertoli, non è in grado di smaltire correttamente la bio-plastica che viene conferita assieme ai rifiuti organici. La circostanza è stata confermata da Alia, il gestore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti operante anche nell'Empolese-Valdelsa. La questione era emersa nei giorni scorsi a Firenze quando, sui banchi del gruppo consiliare Pd di Palazzo Vecchio, è arrivata una lettera ricevuta da un cittadino direttamente dall'azienda, relativa ad alcune risposte sul corretto smaltimento di posate e contenitori realizzati con componenti a base biologica, o comunque biodegradabili. Nel documento si spiegava come l'azienda fosse costretta a dare indicazione di conferire questi prodotti nell'indifferenziato per l'incapacità degli impianti a propria disposizione di consentire la loro completa compostabilità. Ciò significa che piatti, bicchieri eccetera finiscono nel ciclo dell'indifferenziato. Questo, senza che nessuna campagna informativa specifica sia stata promossa.

Come si sa, il rifiuto generico ha un costo, in tutti i sensi: ambientale, perché le vie di smaltimento sono invasive (discarica o inceneritore), ma anche economico: nel sistema “porta a porta” dell'Empolese-Valdelsa gli scarichi del bidone grigio hanno una tariffa specifica proprio per incentivare la differenziata. Si crea poi una contraddizione: grazie all'accordo Anci-Conai il piatto in plastica tradizionale può essere destinato a riciclo (nel sacchetto blu per intenderci) mentre per ironia della sorte quello in bio-plastica dovrebbe finire nell'indifferenziato. Il problema, che non è né empolese né toscano ma di livello nazionale, di fatto però mina alla base il sistema di raccolta rifiuti attuale il quale, se ottimo nello spirito e nell'indirizzo, pecca sul lato pratico vanificando gli sforzi dei Comuni (Alia è partecipata da tutti gli undici municipi), delle imprese e dei cittadini virtuosi.

Il “plastic free” è diventato un leit motiv, non solo per le parole di Greta Thunberg e le immagini sconcertanti che arrivano dai mari e dagli oceani, e nei mesi le azioni si sono moltiplicate. Empoli ha dichiarato guerra alla plastica con una serie di iniziative, anche la grande distribuzione ha fatto scelte importanti come Unicoop Firenze che ha tolto dai banchi tutto il monouso. Adesso in molti attendono risposte e passi concreti affinché la filiera del riciclo sia sostenibile non solo a parole, ma anche con i fatti.

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