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Allarme per la lumaca d’acqua «Non la mangiate, è tossica»

Daniele Dei
Allarme per la lumaca d’acqua «Non la mangiate, è tossica»

Ordinanza del Comune che vieta la raccolta il consumo della Sinotaia Quadrata Ne vanno matti i cinesi, ma la carica batterica è di 234 volte oltre il limite di legge

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montelupo. Ormai il fenomeno della raccolta di molluschi nelle acque dell’Arno e dei corsi d’acqua affluenti è diventato un problema importante tanto che a Montelupo Fiorentino, a un anno di distanza, arriva una nuova ordinanza del Comune legata alla sinotaia quadrata, una lumaca d’acqua dolce di origini asiatiche che alcuni anni fa è stata introdotta nell’ambiente ittico della Toscana Centrale.

Avvistata prima nell’Ombrone Pistoiese e poi nei Bisenzio, ha fatto poi comparsa lungo le sponde dell’Arno. Più volte è stata segnalata la presenza di persone, appartenenti alla comunità cinese, che si immergono nelle acque dei fiumi alla ricerca di questo mollusco, con l’obiettivo di raccoglierli e poi mangiarli. Un anno fa i Comuni di Montelupo e Lastra a Signa firmarono due analoghe ordinanze per vietare la balneazione in Arno proprio per impedire questo fenomeno, non soltanto per un discorso di decoro ma, soprattutto, di salute pubblica.

A Montelupo sono stati eseguiti da Arpat alcuni accertamenti nelle acque dell’Arno, i quali hanno dimostrato la pericolosità di ingerire tali molluschi proprio per lo stato dell’habitat. Le analisi hanno individuato alti livelli di carica batterica: a esempio la Escherichia Coli presenta valori oltre 234 volte il limite consentito.

Ecco quindi che una seconda ordinanza vieta a Montelupo Fiorentino la raccolta e il consumo di questi gasteropodi, riconoscibili perché presentano una branchia e un opercolo. Da tempo le guardia ambientali volontarie, che seguono quanto avviene sugli argini della Pesa e dell’Arno, notano quasi quotidianamente persone di origini cinesi che scendono al livello dei corsi d’acqua per raccogliere le sinotaie quadrate. Esiste però un problema a livello di applicazione di eventuali sanzioni amministrative. «Mentre per la pesca ci sono delle prescrizioni normate dalla Regione Toscana – spiega il vicesindaco Lorenzo Nesi, delegato all’ambiente – non è così per i molluschi. Solo quelli considerati protetti infatti sono oggetto di normative. Non è il caso della sinotaia quadrata, la quale non essendo autoctona finisce al momento in un cono d’ombra normativo, così che ogni Comune è costretto a prendere iniziativa propria ed emanare ordinanze».

La situazione, specifica Nesi, interessa un totale di dieci territori comunali su tre province. «È necessario che il presidente della Regione emani un decreto che proibisca la raccolta e il consumo di questo mollusco – prosegue il vicesindaco – e fare in modo di rilevare gli eventuali altri inquinanti. Personalmente ho già scritto alla Regione ma anche ai Nas in modo che si indaghi si dove possono andare a finire questi molluschi, qualora ci potesse essere un commercio non regolamentato. Sarebbero azioni anche a tutela della comunità cinese in modo particolare per quanto riguarda la salute pubblica».

La sinotaia quadrata è infatti commestibile, ma solo se raccolta in acque limpide e non inquinate. Secondo una nota del Comune di Montelupo, sarebbero state notate persone con raccolti fino ai venti chili, fatti che supportano la tesi della possibile esistenza di un mercato all’interno della comunità asiatica. «Non sappiamo ancora quali danni possono creare alla fauna e alla flora del territorio», conclude Nesi, nella speranza che la sinotaia non diventi, un giorno, un problema simile quello, già affrontato nell’Empolese, dei “gamberi killer”. —

Daniele Dei

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