Il presidio
Gestione migranti: imprenditore arrestato per evasione fiscale
Sequestrati beni per 3 milioni di euro. Si ipotizzano fatture false per circa 17 milioni. Le società sono attive nella provincia di Firenze e in particolare nell’Empolese
EMPOLI. Nelle prime ore di questa mattina, martedì 23, la guardia di finanza di Firenze e i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura hanno notificato un’ordinanza degli arresti ai domiciliari nei confronti di un noto imprenditore, Stefano Mugnaini, titolare di un consorzio di gestione di centri di accoglienza per migranti nella provincia di Firenze. Contestualmente, sono stati sequestrati denaro contente, beni mobili e immobili per un valore di tre milioni di euro.
Il provvedimento è stato firmato dal gip Angelo Antonio Pezzuti nell'ambito di un'inchiesta che ipotizza l'evasione di tre milioni di euro nell periodo 2012-2017, attraverso l’emissione di fatture false per circa 17 milioni di euro. Complessivamente sono state sequestrate tre case, tra cui una residenza estiva, nonché diversi conti correnti, le cui disponibilità finanziarie sono in corso di accertamento.
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L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Leopoldo De Gregorio, trae origine da un controllo sull’utilizzo di alcuni fondi pubblici, erogati per l’accoglienza dei migranti, da parte del consorzio, che negli ultimi anni ha gestito diversi centri attraverso le cooperative consociate. Le società, attive nella provincia di Firenze e, in particolare, nell’Empolese, in molti casi hanno omesso il versamento delle imposte dovute e, in alcuni, anche dei contribuiti previdenziali, nonché emesso diverse fatture con importi notevolmente aumentati rispetto al reale a favore della società consortile, diminuendone così in modo consistente il reddito.
Come emerge dal provvedimento cautelare, alcune società, attive per brevi periodi, venivano rappresentate da soggetti prestanome dell’indagato italiani e stranieri, in alcuni casi anziani o con precedenti penali, che, alla chiusura, ne svuotavano i conti correnti per restituire i soldi. Dalle indagini è emerso che l’operato dei prestanome era gestito dall’arrestato.
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