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Crisi La Falegnami, sì alla cassa integrazione

Marco Pagli
Crisi La Falegnami, sì alla cassa integrazione

Trovato l’accordo dopo un incontro tra la proprietà, i sindacati e il sindaco Falorni negli uffici della Regione a Firenze. Aspettando un vero piano di rilancio

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CASTELFIORENTINO. Un primo spiraglio si è aperto nella vicenda della Falegnami di Castelfiorentino, storica azienda operante nel settore degli arredi. . Nell’incontro che si è tenuto ieri mattina in Regione, infatti, le parti hanno trovato un accordo per la cassa integrazione che coinvolgerà i lavoratori sui quali pendeva una procedura di mobilità. In questo modo, grazie ai fondi della Cig, sarà possibile salvaguardare i posti, in attesa di capire come la proprietà intende uscire dalla crisi che da tempo ormai sta attanagliando una delle poche realtà industriali rimaste in Valdelsa.

L’incontro di ieri si è tenuto negli uffici fiorentini della Regione, convocato dal consigliere per il lavoro Gianfranco Simoncini. Al tavolo erano presenti le rappresentanze sindacali dell’azienda, la proprietà, oltre a Confindustria Firenze e al sindaco di Castelfiorentino Alessio Falorni.

La possibilità illustrata dalle istituzioni di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria, che partirà da ottobre 2019, ha trovato l’assenso delle parti. L’accordo permette per il momento di scongiurare i licenziamenti ed evitare un durissimo impatto sociale per il territorio. Tuttavia, il tavolo regionale resterà aperto per monitorare l’andamento delle trattative.

Un’apertura che arriva al termine di una settimana convulsa. Appena una decina di giorni fa, infatti, l’azienda aveva presentato, sempre in Regione, un piano di riduzione del personale a causa del negativo andamento economico-finanziario dell’ultimo anno e mezzo. In conseguenza di ciò sarebbe stata aperta una procedura di mobilità per almeno la metà dei 55 lavoratori rimasti. Quelli che all’inizio del 2018 avevano accettato di ridursi orario di lavoro e stipendio pur di far fronte alle difficoltà che anche allora erano emerse, ma con la promessa che la proprietà avrebbe investito sulla produzione e sulla parte commerciale per far ripartire il lavoro. Le cose però sono andate diversamente. I sindacati, infatti, hanno sottolineato più volte come la promessa non sia stata mantenuta. Gli investimenti, che erano stati auspicati dopo l’ultima grande crisi, non sono mai arrivati e anche la rete commerciale non ha goduto di quel potenziamento che molti continuano a ritenere imprescindibile per poter uscire dalle secche. Così dopo un anno e mezzo, nel quale gli operai hanno continuato a percepire la metà del proprio stipendio, si è arrivati ad un’altra battuta di arresto. La prospettiva per decine di loro era quella di ritrovarsi a casa con un sussidio Naspi di appena 200-300 euro al mese. Una prospettiva scongiurata, almeno per ora, in attesa che venga presentato un vero piano di rilancio che preveda – è ciò che chiedono lavoratori e sindacati – una iniziale ricapitalizzazione.

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