Addio a Pellecchi, uno degli ultimi reduci dell’Armir
Si è spento a 97 anni, aveva ricordato la drammatica esperienza in Russia in un libro. Il nipote: «Ora riposerà in pace»
CASTELFIORENTINO. Era uno degli ultimi reduci dell’Armir, l’Armata italiana inviata in Russia durante la seconda guerra mondiale. È scomparso domenica mattina Alberto Pallecchi, 97 anni, di Castelfiorentino, che aveva fatto parte dell’8ª Armata Italiana, inquadrato nella divisione “Cosseria”: una di quelle che avevano subito tra le maggiori perdite (insieme alla “Ravenna”) durante l’offensiva dell’Armata Rossa sul Don, dalla quale non avevano fatto più ritorno circa 90.000 soldati italiani. . Un’esperienza drammatica, che Alberto Pallecchi aveva raccontato grazie ai ricordi e a un diario conservato della sua prigionia, durata tre anni (tra il 1942 e il 1945) edito da Ibiskos editrice Risolo nel 2014.
Catturato nel dicembre ‘42, Alberto Pallecchi era sopravvissuto prima al “Davaj”, la lunga marcia in condizioni estreme cui venivano sottoposti i prigionieri diretti verso i lager (la temperatura di notte sfiorava i 40° gradi sotto zero), e poi al campo numero 188 di Tambov, dove morirono oltre 8.000 soldati italiani. Ridotto in fin di vita, Pallecchi si era salvato fortunatamente grazie a un croato – Malvasic – soldato anche lui della divisione “Cosseria”, che però aveva disertato finendo per diventare guardiano nel lager.
«Mi portava da mangiare e mi dava tanto coraggio – ricordava Pallecchi alcuni anni fa – e con lui ritrovai la forza di vivere». Internato successivamente in Siberia, e superate mille privazioni, Pallecchi era tornato alla fine in Italia nell’agosto 1945. «È stata dura in questi mesi – osserva il nipote Stefano Baldini – vederlo spegnersi a poco a poco, soprattutto quando ha smesso di parlare. Vedendolo sempre più magro e consumato, mi tornava sempre alla mente il brano del suo racconto di prigionia dove diceva di pesare 35 kg. Adesso riposerà in pace, insieme ai suoi compagni che ha lasciato in Siberia».
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