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incontro in municipio 

Fucecchio abbraccia il Burkina sulle orme del Movimento Shalom

Fucecchio abbraccia il Burkina sulle orme del Movimento Shalom

Il sindaco Mone ricevuto in municipio, Spinelli: «È ora di costruire ponti». Don Andrea: «La cultura della pace va diffusa anche qui da noi»

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fucecchio. Nonostante le condizioni di estrema povertà e la preoccupante situazione demografica, il Burkina Faso, fino ad alcuni anni fa, per quanto riguarda le condizioni di sicurezza e di civile convivenza era uno dei migliori tra i paesi africani. Fino al 2016, anno in cui nel paese centrafricano si è affacciato il terrorismo di matrice islamista. Da allora la situazione è peggiorata in maniera drammatica con attentati che si susseguono a ritmi incalzanti e una situazione che sta sfuggendo al controllo alle autorità. È quello che sta raccontando in questi giorni Jean Paul Mone, sindaco del quinto arrondissement di Ouagadougou (la capitale), ospite del Movimento Shalom e ricevuto anche dal sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli.

«Non possiamo ignorare quanto sta accadendo – commentato Spinelli – e non possiamo lasciare che siano soltanto le associazioni o movimenti come Shalom ad aiutare questi popoli. Le istituzioni nazionali e internazionali devono intervenire in sostegno del Burkina e degli altri paesi africani dove dilaga la miseria e il terrorismo. Occorre rilanciare le azioni di cooperazione internazionale, costruire ponti e non barriere perché se questi problemi non li affrontiamo oggi, domani gli stessi problemi saranno anche dell’Europa». Ad accompagnare il sindaco Mone in Comune a Fucecchio c’era una delegazione del Movimento Shalom, guidata da don Andrea Pio Cristiani. Il Movimento Shalom è attivo da molti anni nel Burkina con progetti auto sostenibili, come quelli sulla scolarizzazione o del microcredito, che superano il concetto di beneficenza per dare dignità attraverso la creazione di opportunità di crescita e di sviluppo. «In Burkina, come in altri paesi dell’Africa – spiega don Cristiani – siamo presenti per aiutare a crescere questi popoli che sono tra i più poveri al mondo e che adesso, in molti casi, devono convivere con un nuovo fondamentalismo e col terrorismo. Ma ci tengo a ricordare che la nostra azione si svolge anche in Italia con tanti progetti e con una scuola di educazione alla Pace che continua a crescere a presentare nuove iniziative. Il compito che ci prefiggiamo è quello di diffondere una cultura di pace, di uguaglianza e solidarietà». —

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