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Viaggio nell’orrore di Auschwitz per otto studenti empolesi
Il pellegrinaggio organizzato dalla Regione tra testimonianze, visite e incontri istituzionali Il professore Andrea Bruscino: «È stata una lezione di vita»
EMPOLI. «Mai più indifferenti». Stefano Anguillesi, Luca Campani, Filippo Cataldi, Giulia Cioni, Giuseppe Miraglia, Samuel Nueva, Rebecca Pacchini e Irene Sabatini. Questi sono i ragazzi dell’Istituto Ferraris-Brunelleschi di Empoli che, accompagnati dal professor Andrea Bruscino, hanno preso parte all’edizione 2019 dell’iniziativa della Regione, realizzata in collaborazione col Museo della deportazione di Prato, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Dal 20 al 24 gennaio gli studenti empolesi si sono recati in pellegrinaggio ad Auschwitz-Birkenau nella Slesia polacca. Dopo aver visitato il campo e le baracche dell’orrendo campo di Auschwitz-Birkenau e prima della cerimonia al monumento commemorativo, ognuno degli oltre 500 studenti toscani ha ricordato ai microfoni nome, cognome ed età al momento della morte di ebrei, rom o sinti toscani o deportati dalla Toscana. Poi la visita ad Auschwitz I e il suo museo, prima di trasferirsi a Cracovia dove i ragazzi hanno ascoltato le voci dei testimoni e assistito allo spettacolo di Enrico Fink “Le tre notti del’43”.
Quindi un momento di confronto con alcuni studenti universitari italiani ed europei, alla presenza del presidente della Regione Enrico Rossi, e del primo vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans. I ragazzi hanno anche ascoltato le testimonianze delle sorelle Andra e Tatiana Bucci, due dei sedici bambini scampati agli orrendi esperimenti del dottor Mengele, e di Vera Vigevani Jarach, il cui nonno morì ad Auschwitz da cui lei scampò perché nel 1943 riparò in Argentina.
«Nonostante le giornate intense – sottolinea Bruscino – anche durante il viaggio di ritorno, durato oltre 24 ore, i ragazzi si sono mossi per le 16 carrozze per svolgere, come già durante il viaggio di andata, workshops su temi come il razzismo e le nuove destre, l’omofobia, la memoria e la post testimonianza. Sono tornati a Empoli con la consapevolezza di dover condividere le loro emozioni e la loro esperienza prima coi compagni con cui avevano seguito un corso propedeutico al viaggio, e poi con gli altri compagni di scuola e di vita. Perché questa è stata veramente una lezione di vita». —
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