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Evento e ricordo con 13 associazioni: «Vogliamo la verità sulla morte di Arafet»
Si ritroveranno di fronte al negozio di via Ferrucci dove l’uomo è deceduto durante un controllo della polizia
Si ritroveranno lì, dove Arafet Arfauoi ha perso la vita il 17 gennaio scorso. Di fronte a quel money transfer di via Ferrucci, al numero 4, dove il 31enne tunisino è morto dopo un intervento della polizia chiamata dal proprietario del locale, perché Arfaoui stava tentando di pagare con una banconota da venti euro falsa.
Dopo otto giorni da quel tragico evento gli empolesi decidono di commemorare il tunisino con una sorta di processione laica che andrà avanti dalla mattina fino al tardo pomeriggio. Non sarà un vero e proprio presidio ma chi vorrà, potrà passare di lì e lasciare un fiore, un pensiero, un ricordo, una testimonianza.
A ricordarlo saranno ben 13 tra associazioni e movimenti dell’Empolese e Valdelsa e non solo, tutte unite per testimoniare vicinanza alla famiglia e agli amici.
In attesa che i risultati dell’autopsia e le indagini possano iniziare a chiarire le cause del decesso dell’uomo tunisino che viveva a Livorno ma che per anni aveva abitato a Montelupo con la moglie. Oltre ad Acad, l’associazione contro gli abusi in divisa Onlus, parteciperanno anche il Csa Intifada, Potere al Popolo dell’Empolese Valdelsa, gli ultras della maratona azzurra.
Ma anche i Cobas dell’Empolese Valdelsa, Settembre Rosso, l’Arci Empolese Valdelsa, l’associazione Culturale tra i binari, Non una di meno dell’empolese Valdelsa e Samuela Marconcini, consigliera comunale Fabrica Comune per la Sinistra.
Ma non solo da Empoli, a sostenere l’iniziativa ci sarà anche il sindacato Usb di Livorno, sindacato al quale Arafet, che lavorava al porto di Livorno fino a pochi mesi prima della sua scomparsa si era iscritto. Sindacato che nei giorni scorsi aveva chiesto verità e giustizia per Arfaoui. Ma alla mattinata-ricordo saranno presenti anche i ragazzi del collettivo antipsichiatrico di Pisa.
«La morte di Arafet è una ferita al cuore del centro cittadino di Empoli – spiega l’associazione nazionale contro gli abusi in divisa - un ragazzo di 31 anni morto con le manette ai polsi e i piedi legati. Molte bocche hanno parlato, tante falsità sono state dette sulla persona di Arefet, come a dover per forza ed in fretta giustificare una morte assurda. Come se Arafet, criminalizzato ed infangato, se la fosse cercata. Come se in Italia esistesse la pena di morte per 20 euro forse false. Quel che è certo – proseguono - è che il 17 gennaio è un giorno che ha scritto una pagina orribile per la città di Empoli, quel che è certo è che nessuno ha offerto brioche e cappuccino ad un ragazzo in difficoltà (come aveva detto il ministro Matteo Salvini), perché Arafet ha trovato la morte». Chi vorrà lasciare un ricordo potrà farlo dalle 11 alle 17.
Lunedì mattina, intanto, verrà depositata in procura della Repubblica a Firenze una perizia disposta dal pm Christine Von Borries per chiarire le cause del decesso avvenuto mentre l’uomo, in stato di forte agitazione, era all’interno di un money transfer nel centro storico della città per inviare soldi alla sua famiglia rimasta in Tunisia. —
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