Il Tirreno

Empoli

infortunio sul lavoro  

Due indagati per la morte di un artigiano caduto dal tetto

Matteo Leoni
Due indagati per la morte di un artigiano caduto dal tetto

L’incidente avvenne nell’autunno di due anni fa in un’azienda vicino a Pozzale L’uomo stava rimuovendo lastre di amianto dalla copertura del capannone 

3 MINUTI DI LETTURA







La procura di Firenze ha chiuso le indagini per la morte di Guerino Elia, l'artigiano di 46 anni morto cadendo da un'altezza di oltre sei metri, il 5 ottobre del 2017, mentre rimuoveva lastre di amianto nel capannone industriale sede dei magazzini dell'etichettificio industriale Unilabel in via Sottopoggio a San Giusto, accanto a Pozzale. Per la sua morte, andata ad allungare il triste elenco dei decessi sul lavoro, sono indagati l'amministratore unico e titolare della Unilabel, Luca Lorenzini, di 55 anni residente a Cerreto Guidi, e Giovanni Padula, 53 anni di Empoli, individuato dagli investigatori come capocantiere e preposto di fatto. Per tutti e due l'accusa è quella di omicidio colposo. Quella maledetta mattina del 5 ottobre Guerino Elia, residente a Poggio a Caiano e cotitolare della Elfra snc, marito e padre di tre figli, stava effettuando lavori sul tetto del capannone. L'edificio, di proprietà della Coef immobiliare spa - risultata estranea ai fatti - era stato regolarmente affittato dalla Unilabel dell'aprile del 2012. Insieme a un altro artigiano albanese, titolare di un'altra ditta edile individuale, doveva rimuovere tre tubi di aspirazione dal tetto e sostituire la copertura formata da sottili lastre di amianto, intervallate da cordoli in cemento di 62 centimetri di larghezza. Qualcosa però andò storto, e Elia, che al momento dell'incidente era solo sul tetto, cadde a terra nel capannone dopo che il suo peso aveva infranto una lastra di amianto. Morì sul colpo, per le gravi ferite alla testa. Secondo le indagini, coordinate dalla pm Christine Von Borries, fu una tragedia annunciata. I lavoratori infatti stavano operando senza essere qualificati per le mansioni che stavano svolgendo, e per giunta in assenza di qualsiasi dispositivo di protezione anticaduta. Sarebbe stata la negligenza del committente e del suo preposto di fatto, sostengono gli inquirenti, a mettere il quarantasienne in una condizione di grave rischio, che si rivelò poi fatale.

Quella mattina Guerino e l'altro artigiano arrivarono sul tetto usando un ' trabatello', ossia un ponte mobile motorizzato, che nessuno dei due era formato per usare. Tolti i tubi di aspirazione passarono alla copertura. Guerino Elia, rimasto da solo sul tetto, stava togliendo le viti dalle lastre di amianto, che l'altro portava a terra usando il ponte mobile. Alle 10 del mattino una delle coperture cedette, trascinandolo nel vuoto. Secondo l'accusa l'incidente si sarebbe potuto evitare se fossero state rispettate le norme in materia di sicurezza e prevenzione degli infortuni sul lavoro. In particolare, il titolare della Unilabel Luca Lorenzini avrebbe omesso di verificare l'idoneità tecnico professionale dei due lavoratori, che non erano in possesso dei requisiti necessari per eseguire il delicato lavoro. Inoltre non si sarebbe preoccupato di verificare che la copertura in lastre di amianto fosse abbastanza resistente per sopportare il peso degli operai, senza curarsi neppure di disporre delle tavole sopra la struttura del tetto per renderlo più resistente, nè di fornire dispositivi di protezione contro le cadute dall'alto. Giovanni Padula, considerato dagli investigatori il preposto di fatto che avrebbe dovuto coordinare i lavori, sarebbe responsabile di non aver vigilato affinché gli artigiani applicassero le corrette procedure di sicurezza, e di non aver avvisato Lorenzini della situazione di pericolo che si era creata. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera