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Cari sindaci, l’Unione non c’è e serve una svolta
All’accordo per lo sviluppo della zona hanno aderito anche Cna e Confesercenti Tutti in coro ribadiscono: «Aziende troppo penalizzate»
EMPOLI.Infrastrutture adeguate, sinergia sul territorio e un’Unione dei Comuni più concreta. Sono queste le richieste alle istituzioni che arrivano dal “Patto territoriale dell’Empolese Valdelsa” siglato in estate da Confindustria, Cgil empolese, Cisl di Firenze e Uil Toscana e ora aggiornato con l’ingresso nell’accordo anche di Confesercenti e Cna.
Anche loro hanno deciso di far parte di questo progetto che prevede percorsi condivisi ma soprattutto istanze strategiche verso le istituzioni per aumentare le capacità attrattive e favorire il rilancio della manifattura. Già, il territorio empolese a livello industriale continua ad avere grandi potenzialità ma deve superare ancora alcuni scogli che gli impediscono di spiccare il volo. Il patto si propone di affrontare tanti problemi che affliggono il mondo del lavoro, uno dei più importanti è la sicurezza, ma soprattutto di chiedere alle istituzioni interventi urgenti.
In particolare per quanto riguarda le infrastrutture. Troppi ancora i punti interrogativi che ci sono ancora, nella zona, riguardo ad arterie cruciali. «Mi sembra quasi superfluo parlare della 429 – dice Michele Pezza, presidente di Confindustria – che ormai aspettiamo da anni. Ma ci sono altre infrastrutture che servono urgentemente, penso al ponte sull’Arno tra Fibbiana e Limite o al raddoppio dei binari sulla tratta Firenze-Siena all’altezza di Granaiolo».Oltre poi a una Fi-Pi-Li che sembra non reggere più. «Non si può più ragionare a compartimenti stagni – spiega ancora Pezza – se penso ad alcuni settori, come quello della moda, il territorio va ripensato. Si parte dalla zona del Cuoio, dove ci sono le concerie per passare al manifatturiero empolese per arrivare poi all’ultima parte della filiera e penso in questo caso alla zona di Scandicci. Territori che devono essere legati bene non solo dal punto di vista dei collegamenti ma anche giuridicamente». Nel mirino c’è l’Unione, che almeno in questo campo sembra aver fallito la sua missione. Troppe differenze da comune a comune riguardo a piano urbanistico, pratiche Suap e bandi. C’è conflitto pure per regolare gli orari di chiusura di alcuni esercizi, come è accaduto per la categoria parrucchieri per la festività dell’8 dicembre.«Forse al giorno d’oggi è quasi inutile parlare di comune unico – spiega Marco Landi, presidente della Cna – ma ci aspettiamo maggiore unità su tanti aspetti burocratici che cambiano da comune a comune, con questa differenziazione che penalizza le attività». Intanto in attesa che arrivino le risposte da parte delle istituzioni si continua a lavorare sul campo. Il territorio, inserito nella Città Metropolitana, costituisce uno dei poli decisivi della Toscana, sono infatti presenti circa 5.800 imprese industriali che occupano circa 31.000 dipendenti, cui si aggiungono circa 7.450 imprese artigianali che occupano circa 22.000 dipendenti e circa 6.550 imprese commerciali che occupano circa 20.000 dipendenti. —
A.M.
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