Il presidio
Prende a calci e pugni la moglie per strada davanti ai vicini
Dopo un anno di botte, soprusi e minacce di morte alla donna e alle loro figlie l’aggredisce sotto casa: i vigili danno l’allarme e i carabinieri arrestano il 43enne
FUCECCHIO. Un incubo lungo un anno. Fatto di botte, vessazioni, soprusi e minacce. E poi ancora botte. Di paura e violenza. E di ricerca dentro di sé di quel coraggio che serve per denunciare il marito, nonostante la dipendenza da lui sul piano economico, le due figlie nate dal matrimonio, le pressioni dei familiari (dell’uomo, ma anche di lei), che la spingono a obbedire ed accettare una vita da sottomessa.
Fino a mercoledì sera, quando il marito l’ha aspettata sotto casa, picchiandola sotto gli occhi dei vicini, nel cuore di Fucecchio. E stavolta il 43enne africano, gravato da precedenti per maltrattamenti in famiglia, è finito in carcere a Sollicciano. Mentre lei ha trascorso la serata al pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe di Empoli, da dove è stata dimessa con una prognosi di sei giorni per i traumi causati dai calci e dai pugni che le ha sferrato il marito, dopo averla scaraventata a terra.
L’incubo è iniziato a fine 2017, quando la donna, stanca dei soprusi del marito con problemi di alcol, si rivolge ai carabinieri di piazza Montanelli, denunciando continue aggressioni verbali e fisiche da parte dell’uomo, talvolta in presenza delle due figlie minorenni. Decide di abbandonare la casa coniugale e di trasferirsi dalla sorella.
L’uomo, nel frattempo, va a lavorare in un’altra regione. Le acque sembrano calmarsi, ma non è così. Una notte lui si ripresenta: forza una finestra, fa irruzione in casa, ma si accorge che stanno arrivando i carabinieri e se ne va. Però non si arrende.
Poco dopo, mentre la moglie è fuori, lui entra nell’abitazione e butta fuori tutti i vestiti: quando lei torna, la minaccia con frasi del tipo “Ti riporto in Africa” o addirittura “Uccido te e le bambine”, per poi spaccarle il cellulare prima di fuggire a piedi.
Nel mese di maggio 2018 il tribunale di Firenze, su richiesta dei carabinieri di Fucecchio, emette un’ordinanza di divieto di avvicinamento alla moglie e ai figli nei confronti dell’uomo. Anche lei, assistita dalla sua legale Silvia Bicchi, che la supporta in tutto il doloroso percorso, chiede in sede civile un ordine di protezione contro gli abusi familiari: «Ma la giudice – sottolinea l’avvocato – respinge la richiesta, perché non c’era un certificato del pronto soccorso che confermava le lesioni. Un altro dolore per la mia assistita, disoccupata, con due figlie, alle prese con una separazione giudiziale e con le difficoltà che incontrano tutte le donne che si trovano in questa situazione: si sentono in colpa, è un problema prima di tutto culturale, anche nella nostra società, senza distinzioni di nazionalità».
L’uomo continua a ignorare la misura. E mercoledì sera aspetta la moglie sotto casa. L’aggredisce, la scaraventa per terra e la colpisce ripetutamente con calci e pugni, sotto gli occhi dei vicini di casa. Proprio in quei momenti drammatici passa una pattuglia della polizia locale dell’Unione dei Comuni. Che interviene e chiede aiuto ai carabinieri. I militari arrivano nel giro di pochi istanti e arrestano il quarantatreenne per maltrattamenti in famiglia. —
Francesco Turchi
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