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In carcere e assolto dopo 7 anni la fine dell’odissea di un professionista
EMPOLI. Assolto perché il fatto non sussiste. Dopo sette anni Carlo Lupo, di Vinci, ha visto la fine di un tunnel che era iniziato esattamente nell’ottobre 2011 quando venne arrestato nell’ambito di un’indagine su estorsione e usura tra Campania e Toscana e che portò all’epoca all’arresto di dodici persone. Lupo, che ha un’azienda di recupero crediti e marketing da trenta anni, è stato in carcere 15 giorni e poi ha dovuto trascorrere ai domiciliari altri sei mesi.
Ora chiederà un risarcimento per questo tempo in cui è rimasto ingiustamente detenuto. «Purtroppo sono rimasto coinvolto in questa vicenda a causa della mia professione– racconta Carlo Lupo – ho sempre lavorato nel settore del recupero crediti e in questo caso avevo ricevuto un incarico, un anno prima del mio arresto, da due professionisti. Il mio compito era quello di riuscire ad arrivare a organizzare un incontro con una persona, per l’esattezza un promotore finanziario, dalla quale, i due dovevano riscuotere un’ingente somma».
«Io riuscii a fissare un appuntamento tra i tre - va avanti il professionista - Ma poi non seguii più l’evoluzione della vicenda, avevo espletato il mio incarico e non ebbi più rapporti con loro. Dopo un anno, però, mi sono ritrovato con le manette insieme ad altre 11 persone». L’operazione venne portata avanti dalla Dda (Direzione distrettuale antimafia) con otto arresti in Toscana e quattro a Napoli di persone che erano sospettate di avere rapporti con la camorra e che poi, con il tempo, si erano stabilite a Firenze. Tra le accuse c’era anche quella di aver simulato un omicidio per ricattare un imprenditore e costringerlo a pagare soldi.
«Fui arrestato - va avanti nel racconto Lupo - perché venni accusato di avere dipendenti autori delle estorsioni, cosa assolutamente falsa e che poi in un memoriale un altro degli arrestati smentì. Tra l’altro anche il promotore finanziario che doveva i soldi ai due professionisti disse agli investigatori che io avevo svolto il mio lavoro correttamente».
E infine Lupo conclude: «Per sette anni sono rimasto appeso a un filo e mi è rimasto molto amaro in bocca». —
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