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Spariti oltre quaranta nomi dal monumento ai caduti

LUCIA ATERINI
Spariti oltre quaranta nomi dal monumento ai caduti

Se ne sono accorti due dipendenti comunali mentre stavano facendo ricerche per l’iniziativa di stasera sulla Grande Guerra: discrepanza con l’albo d’oro

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MONTELUPO

A cento anni dalla fine della Grande Guerra , la storia, quella dei singoli, continua a stupirci e a offrirci misteri dietro cui si celano le linee di tante esistenze, poi interrotte dal conflitto, in un periodo in cui non era poi così difficile avere nomi diversi da quelli che erano stati registrati all’anagrafe e magari anche con date e luoghi di nascita diversi da quelli effettivi. Non c’erano sistemi telematici e anche solamente per andare a registrare un nuovo nato bisognava camminare per ore e ore. Questi aspetti possono essere alcuni dei motivi per cui dal monumento ai caduti della Prima guerra sono spariti 43 nomi di montelupini deceduti: sulla lapide di piazza Matteotti sono riportati 59 nomi ma nell’elenco dei caduti della Grande Guerra inviato nel 1926 dal sindaco in carica all’amministrazione centrale i nominativi sono 102 . Fatti i conti, ci sono 43 cittadini di Montelupo caduti durante il conflitto del 1915 – 1918 che non compaiono nel monumento. Se ne sono accorti due dipendenti comunali che hanno organizzato l’iniziativa dedicata proprio al centenario del conflitto: sono uno storico, Andrea Bellucci e un archivista, Massimo Alderighi.

È difficile risalire alle ragioni di questa discrepanza perché, tra l’altro, il monumento ai caduti non è quello “originario”: quello realizzato nel 1929 in piazza Vittorio Veneto venne poi abbattuto perché realizzato in ferro, utilizzato e fuso “per la patria” durante la seconda guerra mondiale. Al momento negli archivi comunali non sono stati trovati documenti relativi alla realizzazione del monumento del 1929 (ad opera di un comitato) e non ci sono indicazioni neppure sulla lista utilizzata per quello attuale inaugurato nel 1996 anche se si presume che siano quelli che figuravano nel 1929.

Al contrario, ci sono casi in cui un nominativo compare sia sul monumento di Montelupo che di Scarperia perché è stato diverso il criterio applicato, il luogo di nascita e quello di residenza. All’epoca non c’era la globalizzazione ma qualcuno si spostava comunque per lavorare o sposarsi. «L’albo d’oro dei caduti - spiega Bellucci - nasce nel 1924. Ma bisogna considerare alcune varianti: i morti in seguito alle ferite riportate sono stati inseriti? Il criterio è quello di nascita o di residenza? E in più i tempi erano molto complicati per le trascrizioni». L’indagine sicuramente proseguirà e in ogni caso l’amministrazione valuterà l’opportunità, i tempi e i modi per dare adeguata visibilità a tutti i caduti di Montelupo. «Ci vorrà un po’ di tempo anche per fare delle verifiche con il distretto militare», conclude Bellucci che, insieme ad Alderighi, in queste ore, sta completando l’elenco delle vittime mancanti.

Stasera, infine, si parlerà anche di un tema con aspetti di attualità: i profughi inviati a Montelupo dopo Caporetto, circa 80, che vennero ospitati nelle campagne attraverso requisizioni dopo che con l’avanzata austro-ungarica videro le loro terre invase. «Erano 27 famiglie con molte donne - conclude Bellucci- e rimasero circa un anno a Montelupo». E comunque stasera sarà anche l’occasione, come spiega l’assessore Agliaia Viviani di vedere come «la grande Storia si intreccia con la storia comune. Vogliamo ricordare la Grande Guerra, ricordando le vicende umane di queste persone. Così diamo dignità a quello che altrimenti rimarrebbe un mero elenco di nomi». —

LUCIA ATERINI

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