Meteo
Crisi Cl’A, giorni decisivi per cinquanta lavoratori
Gli ex dipendenti non sono stati ricollocati e aspettano le spettanze da 4 mesi. Per sbloccare la situazione serve il via libera dal ministero, ma i tempi si allungano
EMPOLI. Il consigliere del presidente Enrico Rossi per i problemi del lavoro, Gianfranco Simoncini, l’ha sentito con le sue orecchie. La segretaria regionale di Fillea Cgil, Giulia Bartoli, pure. Anche la direzione risorse umane della cooperativa Sicrea ne ha preso atto. Il commissario liquidatore Carlo Bossi l’impegno l’ha preso. Deve chiedere al Ministero dello sviluppo economico (Mise) l’avvio della procedura per pagare il dovuto in tempi stretti ai cinquanta lavoratori licenziati da Cl’A (ex Consorzio Etruria) che non hanno trovato una nuova collocazione. È il primo passo per rispettare l’accordo sulla mobilità del 14 maggio. L’incontro sul caso Cl’A si è tenuto il 20 luglio a Palazzo Strozzi Sacrati, la sede della giunta regionale. Dopo oltre una settimana, tutto tace.
«Avrà mandato la lettera al Mise il commissario?», si chiedono i lavoratori. Molto probabile che la richiesta sia già sui tavoli del ministero. Semmai si tratta di capire i tempi per la risposta. «Nessuno lo può dire con certezza. Forse qualche settimana», ipotizza il presidente di Sicrea, Luca Bosi. E non è detto che il Mise dia il via libera. Potrebbe anche non concedere l’autorizzazione. Tutto è possibile. Ma sembra difficile che non sblocchi i pagamenti. Anche perché Cl’A ha disponibilità di denaro. Resta il paradosso in cui sono finiti i cinquanta lavoratori licenziati il 16 maggio che non hanno ritrovato una collocazione.
L’ultima busta paga risale al mese di aprile. Sono licenziati, ma non possono accedere alla Naspi perché si trovano nel periodo di preavviso. Non hanno diritto all’incentivo in uscita perché il passaggio da Cl’A all’azienda Sicrea di Modena è avvenuto solo per l’affitto di un ramo di azienda riferito ad un cantiere pubblico nel Comune di Montignoso. Insomma. Non sono né carne né pesce e sono costretti a tirare avanti intaccando i risparmi.
È evidente che il problema va risolto prima possibile. Più passa il tempo e più la situazione diventa esplosiva. Intanto, mentre cresce l’attesa per la risposta del ministero, la società Sicrea, sulla base delle richieste fatte da Regione e sindacati, si era detta disponibile a cercare soluzioni per anticipare una parte degli impegni ai lavoratori, rimasti senza sostegno al reddito. Quella disponibilità non c’è più. «Non possiamo anticipare i soldi al liquidatore – dice Bosi – perché in questa vicenda è ufficiale per il Mise. E in quanto tale non può trasferirli ai lavoratori Cl’A, finché non c’è un via libera del ministero».
E si torna al punto di partenza, all’autorizzazione che deve essere concessa dal Ministero dello sviluppo economico. Fino a quando questo nodo non si scioglie, i cinquanta lavoratori di Cl’A rimangono nel limbo, incastrati in una procedura che impedisce loro di ricevere quanto spetta loro. In base all’accordo, ai lavoratori che non hanno trovato una nuova collocazione vengono offerte due proposte alternative: 6mila euro senza ulteriori rapporti con l’azienda, o 10mila euro in tre rate con l’obbligo di rimanere a disposizione per un anno nel caso ci fosse bisogno in un cantiere. Devono essere convocati da Cl’A che mette la metà dei soldi necessari, mentre l’altra metà, per un massimo di 90mila euro, viene messa a disposizione da Sicrea. Ma serve prima il via libera del Mise. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
