Il Tirreno

Empoli

Muore incinta: «Ha lottato per dare la vita, Barbara sia un esempio»

Alessandro Marmugi
L'addio di familiari e amici a Barbara Squillace (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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L'addio di familiari e amici a Barbara Squillace (Foto Agenzia Carlo Sestini)

A Sovigliana l’addio tra rose e lacrime alla donna morta incinta all’ospedale Il parroco: «Che la scienza sia attenta a ciò che può fermare l’esistenza» 

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VINCI. Di fronte alla bara, in mezzo alla chiesa, c’è la sua foto, la foto di Barbara. In quello scatto è bella, sorridente, spensierata. I capelli mossi, che le cadono un po’ sul volto e la testa appoggiata tra le mani. Una posa da sognatrice. Già, perché di sogni Barbara ne aveva tanti. Il più grande, cullato e cercato da tempo, era quello di diventare mamma. Lo raccontano le colleghe, con gli occhi gonfi di lacrime, fuori dalla piccola chiesa di San Bartolomeo a Sovigliana. Quel bambino lo desiderava con tutta sé stessa, insieme al marito Marco Pistolesi.

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Il sogno di una famiglia, che stavano realizzando, ma che però si è sbriciolato in una mattina di luglio, come tante altre. Mercoledì 25 luglio per dare a Barbara Squillace l’ultimo saluto c’erano proprio tutti. I parenti, gli amici, i colleghi della pasticceria industriale dove lavorava. Anche il sindaco di Vinci Giuseppe Torchia, che tra l’altro era suo vicino di casa. Tutti uniti da un dolore immenso, straziante. Perché non si può morire così, in un letto di ospedale, a soli 42 anni, dopo 6 giorni di ricovero e dopo aver saputo da poco di essere incinta.

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«La sofferenza è grande – spiega con sgomento durante la sua omelia don Sesto Pieroni – in questo momento viene da piangere ed è giusto farlo per sfogarsi. Difficile trovare in questo momento una risposta ai nostri “perché”. Siamo di fronte ad una vita spezzata, anzi a due vite spezzate». Ma da tanto dolore bisogna trovare anche un messaggio di speranza.

«Dobbiamo portare con noi il messaggio che Barbara ci ha lasciato – dice con forza don Pieroni –. Era una donna che non voleva vivere solo per sé stessa ma che ha donato la vita. Un messaggio che va oltre la morte». Infine il parroco, dall’altare lancia un monito. «Preghiamo – dice – in particolare per la scienza. Perché sappiano essere attenti a capire ciò che può fermare ed impedire la vita. E che sappiano anche come eliminarlo». 

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