Confesercenti plaude ai voucher critiche al “decreto dignità”
Lapo Cantini sottolinea l’importanza dei “buoni” di pagamento per alcuni settori tipici dell’Empolese come agricoltura e turismo
EMPOLI. «Non sempre il marketing si può applicare alla politica e viceversa. Ma, nel caso del governo penta-leghista attualmente in carica difficilmente si può negare come al triumvirato Conte-Salvini-Di Maio non corrisponda una certa “targhettizzazione dell’offerta” (politica ed elettorale, certo non merceologica o del prodotto) che sembra funzionare, almeno in questa prima fase di funzionamento dell’esecutivo».
Lapo Cantini, responsabile di zona per Confesercenti, analizza voucher e “degreto dignità. «Si tiene assieme un provvedimento di estrema rigidità, come quello del cosiddetto “decreto dignità” del ministro Luigi Di Maio con l’annuncio del suo collega Gian Marco Centinaio di reintrodurre i voucher nei settori di propria competenza, ovvero turismo ed agricoltura. Nel primo caso plaudono i sindacati, nel secondo si spellano le mani le associazioni datoriali della piccola impresa, dalla Confagricoltura fino alla “nostra” Confesercenti. Come si riesce a tenere insieme queste contraddizioni senza minare la continuità dell’azione di governo è difficile saperlo, e può anche darsi che questa politica dei “due forni” non possa durare ancora a lungo».
Ma, tornando nel merito dei provvedimenti Cantini attacca il decreto dignità. «Noi dobbiamo dire tutto il male possibile del decreto, almeno nella parte che riguarda il rinnovo dei contratti a termine - spiega - Si tratta di disposizioni dirigiste, illiberali, antistoriche, che, se non verranno modificate dal Parlamento finiranno per frenare il lavoro. Non si può infatti pensare di imporre per legge alle imprese una tipologia di contratto (quella a tempo indeterminato) utilizzando solo il bastone ed omettendo la carota delle politiche attive e della premialità fiscale/contributiva».Chi opera in questo modo, aggiunge Cantini, «non conosce affatto la realtà della nostre piccole e medie imprese, in cui si sta giustamente molto attenti, come si dice in toscana, “a fare il passo più lungo della gamba” e si presta dunque grande attenzione nel far collimare l’uso della manodopera con i sempre meno preventivabili picchi di lavoro».
Tornando al tema voucher è stato principalmente il mondo di Confesercenti (turismo, servizi, commercio) che ha contestato, oltre un anno fa, in vari modi, l’abolizione di uno strumento utilizzato da piccole aziende. Serviva perché metteva insieme flessibilità, facilità di utilizzo e minore onerosità del rapporto di lavoro - conclude Cantini - Tutto quello che è venuto fuori dopo, nel tentativo di surrogare l’istituto, e’ stato un vero e proprio flop.Ecco perché avevamo ragione nel protestare e valuteremo senz’altro positivamente un eventuale ritorno in campo dei voucher». —
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