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«Variante pro privati» Minoranza all’attacco
Fabrica Comune contro l’espansione di via Piovola «Operazione commerciale nel polmone verde della città»
EMPOLI. No alla cementificazione, no alla svendita del territorio empolese ai privati. Fabrica Comune non ci sta e grida con forza il suo dissenso nei confronti della nuova variante urbanisitca del comune dedicata alle aree produttive. Una variante considerata un beneficio solo per alcuni privati e non per la città. Le carte, approvate dall'amministrazione pochi giorni fa, prevedono l'ampliamento di alcune aree industriali, tra cui quelle di Pontorme e del Terrafino.
Ma nel mirino delle opposizioni finisce soprattutto l'espansione dell'area di via Piovola, adiacente alle attuali sedi di Cabel e Computer Gross. In particolare, in quell'area l'intenzione di Computer Gross sarebbe quella di realizzare una sorta di cittadella per i propri dipendenti per adeguare l'azienda agli standard dei grandi colossi nazionali. In quello spazio, che si trova alle spalle degli attuali capannoni potrebbero sorgere una palestra, una foresteria per gli ospiti dell'azienda, un ristorante, un auditorium e altre strutture dedicate. Ma questa sorta di “campus” preoccupa, perché secondo Fabrica Comune serve più alle aziende stesse che alla città. «In via Piovola – spiega Dusca Bartoli, consigliere comunale di Fabrica Comune - si insedia una vera e propria area produttiva nuova, in terreni che appartengono, nella quasi totalità, ad uno dei due soggetti attualmente presenti ed in parte minore all’altro e si consente di realizzare strutture turistico recettive, commercio al dettaglio, commercio all’ingrosso, artigianale direzionale e servizi. Di fatto tutto, eccetto il residenziale. E come si faccia a sostenere che questo sia esigenza produttiva degli attuali soggetti presenti lo vorremmo sapere. Come vorremmo sapere se un polo tecnologico è fatto così. Anche in questo caso non è stato assolutamente valutato l’impatto che queste previsioni potrebbero avere sul resto della città e soprattutto sul centro storico. Siamo di fronte ad una vera e propria pianificazione privata, una operazione immobiliare di dimensioni ragguardevoli, che creerà un precedente pericoloso. Il tutto in un polmone verde della città, con un elevato rischio idraulico».
Quell'area pare però solo la punta di un iceberg che secondo Fabrica Comune rischia di creare un vero e proprio caos e di eliminare sempre più verde. «La variante ci preoccupa per il consumo di suolo naturale agricolo – spiega ancora Bartoli – che supera 270mila metri quadrati. Si dimentica l’assessore gli oltre 120 mila metri quadrati dell’ex polo tecnologico di Terrafino, che il regolamento urbanistico vigente destinava a verde e che ora diventano edificabili come nuovo polo della logistica. Si individuano quasi 80mila metri quadrati di nuove aree a destinazione industriale ed artigianale mentre le attuali aree con questa destinazione sono ancora ampiamente sottoutilizzate. Tutti abbiamo presenti i capannoni al grezzo ed i terreni inedificati al terrafino. Qualcuno può spiegare perché prima di occupare nuovo territorio non si utilizzano le vecchie previsioni». Nel mirino anche l'introduzione delle multifunzioni nelle aree produttive storiche. Nelle aree artigianali e industriali adesso, si potrà vendere al dettaglio. Si passa cosi da 30.000 a 120.000 metri quadrati di aree per il commercio. «Serve interconnessione – spiegano ancora da Fabrica Comune- ma oltre 90mila metri quadrati di commercio al dettaglio rispondono a questo scopo? O non fanno pensare piuttosto alla tendenza ad assecondare la trasformazione delle aree produttive in aree commerciali dove si trovano anche le multisala, le sale gioco, le palestre».
Alessandro Marmugi
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