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il caso

Comune multa la Provincia per l’erba alta: verbali “dimenticati”

Francesco Turchi
L’ex casello idraulico di viale Colombo a Fucecchio
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L’ex casello idraulico di viale Colombo a Fucecchio

La vicenda va avanti da 5 anni: la prima sanzione finisce nell’ufficio sbagliato, sull’altra scatta il ricorso. L’ente sanzionato: «Non avevamo i soldi in cassa». E anche l’autorizzazione allo sconto va persa

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FUCECCHIO. Il Comune multa la Provincia perché non taglia l’erba. Un anno dopo scatta la sanzione-bis per lo stesso motivo. L’ente fiorentino presenta ricorso contro uno dei due verbali, chiedendo lo sconto: «L’intervento non è stato fatto per mancanza di fondi». Il Comune accoglie la richiesta, ma la notifica arriva all’ufficio “sbagliato”, lo stesso dove era finito anche l’altro verbale. Nessuno si preoccupa di girare gli atti sulla scrivania di competenza. E così la vicenda va avanti per 5 (cinque) anni. Un caso sicuramente marginale visto anche l’importo in ballo (poco più di 240 euro). Ma che la dice lunga sui danni che possono essere causati da quel mix fatto di burocrazia e lassismo che altre volte ha provocato cortocircuiti di tutt’altra portata tra enti su questioni ben più importanti.

La vicenda è ricostruita nella determinazione dirigenziale della Città Metropolitana, firmata da Maria Cecilia Tosi, che dà l’ok al pagamento delle sanzioni. Al centro della questione c’è l’ex casello idraulico di viale Colombo a Fucecchio, all’epoca di proprietà della Provincia e oggi della Metrocittà. Il primo verbale risale al 2013, il secondo al 2014: entrambi si riferiscono alla violazione del regolamento della polizia rurale «per omessa ripulitura entro il termine del 30 giugno del resede dell’immobile».

Per quanto riguarda la prima sanzione (107 euro), l’allora Provincia presentò ricorso: «Il nostro ente – scriveva la dirigente nell’agosto 2013 – subisce gli effetti delle ristrettezze economiche legate ad esigenze di bilancio rese talvolta ancora più gravi dalle norme fiscali che regolano la spesa pubblica. In particolare quando era stata prevista la pulizia delle aree a verde (compresi anche i giardini delle scuole), non erano disponibili in bilancio le risorse necessarie e, soltanto a seguito di una variazione, è stato possibile reperire le somme necessarie. Considerato quindi che la mancata pulizia non è da imputarsi non a negligenza ma a circostanze non prevedibili, si chiede l’annullamento del verbale». Un appello accolto soltanto in parte dal Comune, che con un’ordinanza (nel novembre 2016, oltre tre anni più tardi), aveva ridotto l’importo di 50 euro. Ma il provvedimento «non è mai pervenuto alla Direzione patrimonio – che quindi restava in attesa dell’esito del ricorso – ma alla Direzione viabilità», dove era finito anche il secondo verbale, quello del 2014 «per il quale di conseguenza non era stato presentato ricorso». Dunque i due documenti sono finiti sulla scrivania sbagliata (e poi nel dimenticatoio), senza che nessuno si preoccupasse di recapitarli al giusto destinatario all’interno dello stesso ente. Fino a quando, nello scorso mese di aprile, il Comune ha deciso di tornare alla carica, inviando un’ingiunzione di pagamento da 243,75 euro. E stavolta, cinque anni dopo l’inizio della vicenda, la Metrocittà ha pagato.

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