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Palio, botte nella Buca la città si è spaccata

Palio, botte nella Buca la città si è spaccata

C’è il partito favorevole a provvedimenti da prendere e altri che minimizzano E intanto oggi è attesa una presa di posizione da parte degli organizzatori

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FUCECCHIO. La città di Fucecchio è divisa, dopo un Palio che è stato più nervoso del solito. Tre distinte risse hanno “animato” una giornata che nasce di festa, dove dovrebbe essere la manifestazione a trionfare sopra ogni altra cosa. Tutto ruota attorno alla frase “Anche questo è Palio”, spesso usata per giustificare quando si supera un certo limite. C’è uno zoccolo duro, in città, che la pensa così; ma ce n’è anche un altro che è uscito dalla Buca a dir poco amareggiato per quanto avvenuto. Perché assistere a così tante “litigate” fra contrade rivali non si era mai visto. Se poi ci si aggiunge che al seguito di questo o quello ci sono delle “scorte”, la frittata è fatta. Perché una certa mentalità paliesca può anche prevedere che volino due schiaffi o un pugno, ma non si può accettare che tre persone pestino un uomo a terra, dopo averlo colpito in precedenza. I “fronteggiamenti” fanno parte (purtroppo o per fortuna) delle dinamiche paliesche (si veda Siena), ma quest’anno a Fucecchio si è andati oltre, soprattutto nel post finale. Il cda della associazione Palio farà le sue valutazioni, le forze dell’ordine pure: a breve è attesa una presa di posizione proprio dell’associazione, concordata con le contrade. Non potranno, gli organizzatori, esimersi dall’analizzare ciò che è accaduto e dal proporre soluzioni alle criticità che si sono manifestate, in maniera inaspettata. D’altronde la città veniva da due Palii tranquilli, dove tutto era filato liscio. E anche nel 2015, quando Torre “scese” Massarella, non si registrò assolutamente la stessa tensione, anche se i massigiani non erano esattamente felici. Ci fu un parapiglia, ma non incontrollabile come domenica scorsa. Perché il “dogma” – rappresentato dalla frase “anche questo è Palio” - non è da tutti condiviso. In città non si fa altro che parlare di questo e sarà così per molti giorni, se non settimane, anche in attesa delle squalifiche.

In tanti sono usciti dalla Buca in lacrime, magari dopo aver visto un proprio amico prendere un pugno o un calcio. Che poi ai fucecchiesi si sono aggiunti i non fucecchiesi, che non hanno gli stessi “freni” inibitori dei primi. Perché fra persone che si conoscono oltre un certo limite non si va e magari dopo essersi messi le mani in faccia si fa pace e tutto riparte come prima. Ma non può essere così quando in Buca ci sono i “infiltrati”, che vanno lì non per sperare di vincere il Palio ma per sfogare in maniera malsana la propria aggressività. E allora, fra ciò che gli organizzatori dovranno valutare, c’è appunto questo: se il Palio di per sé è una manifestazione che “risolleva” la tensione e accende gli animi, perché aggiungerci persone (magari col pass) che poi fanno il bello ed il cattivo tempo? Nei bar, come ai capitelli o sui social network, la discussione è partita già prima il Palio finisse. L’idea che il Palio si “autogestisca” anche a livello sanzionatorio ci può stare, ma finchè si parla di sanzioni paliesche. Perché la Buca non è un luogo avulso dal mondo, non è una Repubblica a parte dove vale tutto. Senza contare che oggi ci sono migliaia di telefoni che contemporaneamente possono riprendere un determinato fatto e darlo in pasto alla “rete”, come è successo col video della scazzottata a fine corsa, all’altezza dell’ultima curva. Non è più possibile pensare, in un modo totalmente interconnesso, che ciò che accade in Buca rimanga in Buca. Controllare oggigiorno il flusso della comunicazione – purtroppo o per fortuna - è come provare a togliere l’acqua dal mare con la forchetta.

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