Il presidio
Mail anti Montanelli per la moglie-bambina
Dopo il monumento sfregiato, le femministe attaccano la Fondazione, che replica: «Nessuna violenza»
FUCECCHIO. Dopo aver sfregiato la statua dedicata al giornalista fucecchiese nei giardini di Porta Venezia a Milano, con la scritta "Stupratore di bambine", il gruppo femminista, "Le Indecorose" ha scritto anche una mail alla Fondazione Montanelli Bassi, per ribadire i concetti già contenuti nel volantino con il quale veniva rivendicato il raid in terra lombarda. Nel mirino la vicenda del matrimonio in Eritrea di Indro Montanelli (con una 12enne abissina), dove era inviato e sottotenente. Una storia che fu lo stesso Montanelli a raccontare al collega e amico Enzo Biagi, durante un’intervista.
Pronta la replica della Fondazione Montanelli Bassi (istituita nel 1987 per volontà di Indro Montanelli (scomparso nel 2001) che ha associato al proprio nome quello di Emilio Bassi, sindaco di Fucecchio a inizio Novecento), oggi presieduta da Alberto Malvolti: «Abbiamo ricevuto via mail dalle autoproclamatesi “Indecorose” l’invettiva, già comparsa nei giorni scorsi sulla stampa, con la quale Indro Montanelli viene da esse accusato di essere stato “fascista, revisionista, conservatore e colonialista”. Epiteti che non avrebbero scandalizzato Indro, visto che egli, come ha sempre ammesso, al fascismo aveva aderito in giovanissima età, per poi abbandonarlo sul finire degli anni Trenta; la qualifica di revisionista l’avrebbe accettata volentieri, poiché lo storico non può che essere così; conservatore si era sempre ritenuto lui stesso e colonialista lo è stato nel senso che ha partecipato alla guerra di Etiopia accanto a tanti altri giovani italiani».
A queste accuse però le Indecorose ne hanno aggiunta un’altra, definita «profondamente ingiusta» dalla Fondazione, che spiega: «Indro avrebbe usato violenza contro la giovane Destà, la ragazza abissina “comprata” secondo la tradizione del madamato, ossia l’usanza di assegnare una compagna ai militari italiani presenti in Etiopia. La Fondazione Montanelli Bassi si è già espressa in merito sottolineando il carattere pubblico dell’unione tra Montanelli e Destà e il fatto che essa era condivisa e anzi sollecitata dalla popolazione locale, in particolare dallo “sciumbasci”, ossia l’aiutante indigeno di Indro, che gli aveva presentato la ragazza. Per quanto possa essere ritenuta deprecabile, tale usanza non aveva niente di occulto o di violento, tanto che al primo figlio che ebbe in seguito da un successivo matrimonio Destà impose il nome di Indro. Davvero uno strano modo di evocare la presunta violenza subita da parte del giornalista. E, sempre a proposito di nomi, non ci resta che ricordare il terzo imposto dal padre a Indro, dopo quello del nonno (Alessandro): Schizogene, ossia “seminatore di zizzania”. Nome fino ad oggi profetico più di ogni altro, come rivela quest’ultima polemica».
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