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Aziende agricole devastate da cinghiali e caprioli
Empolese Valdelsa, l’allarme del presidente della cantina Colli Fiorentini che conta 300 soci: «Gli agricoltori sono esasperati, le misure adottate finora non bastano»
MONTESPERTOLI. «Cosa deve far un agricoltore quando si vede distruggere il proprio raccolto da cinghiali e caprioli? Deve uscire di notte e andare a sparare? Dobbiamo trovare una soluzione, perché i danni da ungulati che subiamo non sono più tollerabili». Ritano Baragli è il presidente della cantina sociale Colli Fiorentini e il vicepresidente del consorzio Chianti. Spiega che l’impatto di queste due specie animali sui raccolti non è più sopportabile, a partire dalle migliaia di ettari coltivati a vite: «Non è più tollerabile, a Gambassi abbiamo visto un agricoltore vedersi radere al suolo 3 ettari di grani antichi praticamente in una notte. Ma cosa dobbiamo fare? Recintare tutto e creare dei “campi di concentramento”?».
La cantina sociale presieduta da Baragli conta 300 soci e 1500 ettari di superficie vitivinicola, principalmente a Montespertoli. Tutti o quasi questi vigneto sono nel mirino dei cinghiali e dei caprioli. Che poi, anche se nell’immaginario collettivo non è così, sono i più “docili” caprioli a fare i danni maggiori: «I cinghiali mangiano l’uva in maturazione, i caprioli vanno direttamente sui germogli, distruggendo il raccolto prima che nasca. Quindi praticamente la produzione viene cancellata prima che possa nascere. E i danni sono immensi, senza dimenticare che un viticoltore non può lavorare con l’obiettivo di essere indennizzato per i danni che subisce».
E gli agricoltori non sanno più che fare: «Ci sono i repellenti olfattivi, che però costano troppo per la superficie che devono andare a coprire. E ci sono quelli sonori, che vicino alle case danno problemi e a cui poi i caprioli si abituano. E ci sono le recinzioni: partirebbe una corsa alla recinzione e chi non recinta apparecchia un banchetto a cielo aperto». Ma non finisce qui: «Nei boschi della Valdelsa iniziano ad aggirarsi anche i lupi, che attaccano le greggi e i caprioli. Sono un pericolo per gli altri animali e per gli esseri umani. Ma, come spesso accade, ci si gira dall’altra parte, almeno finché non avviene un incidente stradale e qualcuno muore. Perché quando si inizia a parlare di contenimento di alcune specie troviamo il muro: si parla di sterilizzazione ma non credo sia la via più efficace. Vorrei sapere cosa si deve fare dinanzi ad una popolazione stimata di 500.000 ungulati, in costante aumento. C’è esasperazione e qualcuno ha chiesto l’intervento dell’esercito. Non è normale che l’agricoltore lavori per vedere radere al suolo tutto quello che fa». Insomma, la situazione è incandescente, tanto che negli incontri fra addetti ai lavori qualcuno ha addirittura invocato l’intervento dell’esercito.
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