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Empoli, ce l’hai fatta: goditela

di David Biuzzi
Empoli, ce l’hai fatta: goditela

Col Novara arriva l’ultimo tassello che completa un trionfo senza precedenti

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EMPOLI. Aveva ragione Tony Damato, il mitologico coach di “Ogni maledetta domenica”: «Alla fine sarà la somma di quei centimetri – diceva ai suoi prima di una partita decisiva – a fare la differenza fra la gloria e la sconfitta». Ed è proprio un centimetro, ovvero il pareggio interno col Novara, a riportare l’Empoli al tavolo delle grandi. È quello che incastona un cammino trionfale. Che ha vissuto di tante luci e qualche ombra, che è diventato cavalcata dopo l’avvento di “nonno Aurelio”, che a 11 mesi esatti dalla terribile retrocessione di Palermo ha definitivamente chiuso uno dei capitoli più bui della storia azzurra per riaprirlo un altro straordinario. Insomma, alle 16,53 del giorno 28 aprile, anno Domini 2018, l’Empoli torna in Serie A. E lo fa cementando la sua superiorità con 4 turni d’anticipo. Con il primo posto, che finora almeno sul campo non era mai stato raggiunto nella storia. Rientra dalla porta principale, insomma, la truppa azzurra. Lo fa alla fine di una delle peggiori partiti degli ultimi, fantastici, mesi. Ma alla fine, consentitecelo, chi se ne frega.

LAMPI ED ERRORI. Anche perché, in fondo in fondo, la partita della gloria non sarà memorabile, ma si porta dietro una serie di varianti che, alla fine, sugli azzurri pesano assai. Dal caldo al bisogno di punti dell’avversario, dall’inconscia ma fortissima voglia di fare calcoli allo spettro di dover rinviare la festa dopo tante giornate sul pezzo. L’Empoli, così, la comincia con il freno a mano tirato. Fanno possesso palla, i giovanotti di Andreazzoli, ma c’è quasi la paura di affondare il colpo. Per i piemontesi, invece, il compito è più facile: tutti dietro, nel 4-4-1-1 disegnato da Di Carlo, e ripartenze veloci. Per cominciare a vedere qualcosa di buono, insomma, bisogna aspettare assai. Ma l’Empoli ha talmente tanta qualità e tanta consapevolezza che lasciare il segno costa poco. Minuto numero 36: scambio Di Lorenzo-Bennacer-Di Lorenzo e cross del terzino che gli ospiti sentono la campana che suona a morto. In agguato, infatti, c’è l’Undertaker Caputo e il tocco del bomber fa quasi venire giù il Castellani e le 10.000 anime (azzurre) che lo colorano. La strada, ora, è in discesa. Ma sul braccio di Krunic la fascia di capitano sembra pesare come un macigno e un erroraccio del bosniaco permette a Puscas di rimettere le cose a posto mentre passano i titoli di coda del primo tempo.

CONTO ALLA ROVESCIA. Nella storia del campionato cambia poco, in quella della partita molto. Il pareggio ospite, infatti, trasforma il secondo tempo in un conto alla rovescia lungo 45 minuti (più 3 di recupero). L’Empoli, infatti, prova a piazzare qualche zampata in avvio, mentre il Novara continua a pensare quasi esclusivamente a non prenderle. Così la partita si trasforma in un gigantesco possesso palla, perché il punto è decisivo per gli azzurri ma anche per alimentare le speranze di salvezza degli altri. L’ultimo (e unico) brivido arriva nel recupero, quando un altro regalo empolese innesca Macheda ma la premiata ditta Gabriel-palo dice che no, proprio non è il caso di macchiare la festa (perché coi ko di Parma e Frosinone, dopo quello del Palermo, festa sarebbe comunque stata) con una sconfitta. L’Empoli è il primo della classe, lo dicono i numeri e non solo, e al piano superiore dove entrarci come merita. Festeggiando con suoi tifosi, al Castellani, e poi con la famiglie. Perché anche quel’ultimo centimetro è conquistato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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