Italia
Minaccia gli acquirenti dell’agriturismo all’asta arrestato imprenditore
Ai domiciliari anche un avvocato con l’accusa di aver ostacolato la vendita della struttura ricettiva pignorata per debiti
FUCECCHIO. Con intimidazioni ed espedienti faceva andare a vuoto le aste per l’acquisto dell’agriturismo gestito dalla sua famiglia, pignorato per i debiti accumulati, in modo da restarne in possesso e intanto abbassarne il valore, magari nella speranza in futuro di poterlo ricomprare lui stesso all’asta, con l’aiuto di un prestanome. L’imprenditore Carmine Petrullo, 66 anni, originario della provincia di Potenza ma residente da tempo proprio nell’agriturismo in questione, il Residence Le Colombaie di via Stillo a Massarella nel comune di Fucecchio – chiuso da qualche tempo –, è stato arrestato dalla guardia di finanza, in esecuzione di una misura di custodia cautelare in carcere disposta dal gip su richiesta del pm Paolo Barlucchi. Con lui in cella è finito Giuseppe Catapano, avvocato napoletano e vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Per entrambi l’accusa è turbata libertà degli incanti.
Al vaglio la posizione di un avvocato del foro di Firenze, di origini siciliane. In qualità di delegato alla vendita dal giudice dell’esecuzione, avrebbe contribuito alla commissione dei reati, con un atteggiamento supino alla volontà di Petrullo. L’imprenditore affermava che sarebbe rientrato in possesso dell’agriturismo «costi quello che costi», o che in alternativa lo avrebbe fatto diventare «un campo da tennis». Cioè avrebbe abbattuto tutto, facendo trovare al malcapitato che si fosse aggiudicato l’asta niente più che un cumulo di macerie. Fino al 2015 tutte le aste erano andate praticamente deserte, facendo scendere progressivamente il valore del complesso, che adesso è arrivato addirittura alla cifra di poco più di 250mila euro. Per quanto riguarda una delle ultime gare, quella fissata per il primo ottobre 2015, per l’accusa uno dei potenziali compratori fu contattato da un complice di Petrullo.
L’uomo, per scoraggiarlo, gli fece presente che nell’agriturismo c’erano abusi edilizi. Ma fu anche più chiaro, spiegando che si fosse presentato all’asta lo avrebbero fatto anche dei prestanome di Petrullo, che avrebbero alzato artificiosamente il prezzo. Inoltre disse che la famiglia Petrullo avrebbe fatto ostruzionismo in ogni modo e non avrebbe abbandonato facilmente la proprietà. Persino quando l’uomo tentò di visitare l’agriturismo, i familiari di Petrullo gli impedirono di vedere la maggior parte dei locali con vari pretesti. Finì che quell’asta se la aggiudicò per 410mila euro una società prestanome di Petrullo, la International Location srl, grazie all’intermediazione dell’avvocato Giuseppe Catapano.
La società però si limitò a versare la quota di partecipazione all’asta, circa 36mila euro, senza mai versare il resto e perfezionare l’acquisto. Un imprevisto, in realtà orchestrato dall’imprenditore per prendete tempo, che ha reso necessario indire un’altra asta. Quella del gennaio del 2017. Anche qui stesso copione: durante le visite dei compratori alla proprietà, scrive il giudice, Petrullo assunse nei loro confronti «un atteggiamento inquisitorio e apertamente intimidatorio».
Minacciava che non avrebbe mai lasciato spontaneamente il complesso, e che comunque avrebbe tolto gli infissi e fatto trovare tutto abbattuto. Specificava la presenza di interventi edili abusivi. Faceva capire insomma che acquistare l’agriturismo, con tanto di ristorante e piscina, avrebbe portato solo guai, e che lui era uno di quelli. Per parte sua, l’avvocato fiorentino fissò la presentazione delle offerte nel suo studio, in un solo giorno e la precisione in un in lasso di tempo di un’ora e cinquanta minuti, consentendo a Petrullo di presidiare l’ingresso e scoraggiare eventuali offerenti. A un possibile compratore sempre il legale consigliò «di starci lontano, perché quella è gente pericolosa».
Adesso l’avvocato dovrà essere sentito dal gip, che deciderà se applicare nei suoi confronti la misura interdittiva dalle funzioni pubbliche. Le indagini delle fiamme gialle sono partite dalle dichiarazioni dello stesso Petrullo, rese nel corso di un processo per bancarotta fraudolenta nel quale è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione.
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