Il Tirreno

Empoli

«Sto male per i due intossicati ma io produco verdure, non vasetti»

«Sto male per i due intossicati ma io produco verdure, non vasetti»

Caso botulino, parla il titolare dell’azienda agricola di Cerretti che commercializza il pesto  mangiato dai coniugi ricoverati a Empoli: «I barattoli sono stati confezionati da un’altra ditta»

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EMPOLI. «Questa storia mi fa stare male. Io coltivo frutta e verdura, poi come fanno tutte le aziende di questo tipo, affido ad altri la produzione di confetture e altri vasetti, come quelli al centro di questa vicenda». Maurizio Signorini è il titolare dell’azienda agricola di Cerretti di Santa Maria a Monte, che ha venduto il pesto con fiori di zucca ai due coniugi ricoverati all’ospedale San Giuseppe di Empoli con una sospetta intossicazione da botulino. I due sessantenni si sono sentiti male la scorsa settimana, accusando difficoltà visive, nella deglutizione e secchezza della gola.

Le loro condizioni – fa sapere l’Asl Toscana Centro – sono in miglioramento e nel frattempo è stata confermata la diagnosi di botulismo di origine alimentare. «Il dottor Luca Masotti, direttore della medicina interna 2, ha riferito che la situazione clinica dei due pazienti – fa sapere l’azienda – è in evoluzione positiva e che al momento non sono emerse complicanze. Il dipartimento di prevenzione – aree di sicurezza alimentare e di igiene e sanità pubblica – si è immediatamente attivato indagando sugli alimenti consumati dai pazienti» e l’attenzione si è in particolare concentrata sul pesto d commercializzato a Empoli sia in occasione del Mercatale in piazza della Vittoria, sia nella sua postazione di vendita diretta in via Livornese, da parte dell’azienda agricola Signorini.

«Avevo fatto confezionare da un’azienda 20 barattoli – spiega il titolare – 18 dei quali sono stati venduti». L’Asl – a solo scopo precauzionale ed in attesa dell’esito degli accertamenti in corso – invita chi ha acquistato il prodotto (con scadenza 31 dicembre 2018) a non consumarlo ed a consegnarlo alla sede più vicina del dipartimento prevenzione: «Un altro l’ho consegnato all’Asl di Pisa che l’ha inviato all’istituto zooprofilattico di Roma», per i test sierologici, microbiologici e tossicologici: «Mi hanno detto che i risultati saranno disponibili la prossima settimana». C’è da capire se la tossina sia presente o meno nel prodotto. Non si esclude l’ipotesi che l’intossicazione sia derivata da contaminazione domestica cioè che il vasetto sia stato aperto e poi non conservato in modo adeguato: «Dal momento dell’apertura – sottolinea Signorini – il prodotto deve essere consumato entro cinque giorni, come specificato nella confezione. E io quel vasetto l’ho venduto il 10 marzo». Insomma, i due coniugi potrebbero averlo aperto nei giorni immediatamente successivi e poi averlo mangiato di nuovo dopo un periodo superiore ai cinque giorni raccomandati: «Aspetto con ansia i risultati degli esami. Può esserci anche stato un problema nel confezionamento, sono cose che possono accadere. Io però – conclude Signorini – produco verdure, non barattoli».

Francesco Turchi



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